Torino 2021. Un’identità collettiva per governare

di Rosanna Caraci

Serrare i ranghi e guardare al futuro per  costruire un patto per la città. Il Partito democratico di Torino lo fa con i suoi militanti, in incontri come quello organizzato dal circolo Carpanini, perché “il futuro” lo si costruisce nel presente avendo imparato dagli errori del passato. Una sconfitta, quella del 2016, che secondo il segretario Mimmo Carretta <nasce da molti anni prima, da quando il modello di Torino concepito nei primi anni 90 ormai esaurito non è stato rivisitato. Abbiamo perso nel momento nel quale la paura, che riuscivamo a governare, si è trasformata in quella rabbia che non abbiamo intercettato>.    

Forte è l’analisi che guarda sia ai risultati ottimi ottenuti in centro in città, ma anche alle periferie dove, continua Carretta <siamo andati male perché applichiamo dei parametri di discussione che non rispecchiano la realtà vissuta dai cittadini che, se tre anni fa hanno pensato di trovare un interlocutore nei Cinque stelle, oggi si sono rivolti alla Lega>.

 

E’ urgente, come ha sottolineato il capogruppo in comune Stefano Lo Russo <un progetto autentico che si basi sull’analisi delle reali situazioni e dei fabbisogni a geometria variabile: sulla trasformazione fisica della città, sulla dimensione della produzione e del lavoro analizzandone i cambiamenti, domandandoci perché i nostri giovani non riescono a stare a Torino: è la priorità di un sindaco garantire ai propri giovani la possibilità di futuro nella propria città>. Lo Russo sostiene inoltre come sia indispensabile non solo un rilancio infrastrutturale ma culturale; altro aspetto fondamentale nella città è l’età media dei cittadini che invecchiano e spesso lo fanno da soli: a loro vanno dati servizi di welfare adeguati che tengano conto delle fragilità.

Mentre la presidente della Circoscrizione 3 (Pozzo Strada, San Paolo, Cenisia, Cit Turin) Francesca Troise sottolinea l’assoluta necessità di una politica che tenga maggiormente in considerazione proprio le circoscrizioni, quando sottolinea <il Comune taglia i servizi, poi i cittadini vengono da noi per chiedercene ragione, cercano le risposte ai loro problemi: siamo l’interfaccia più immediato e siamo coloro in grado di mettere in rete gli attori sociali che possono interagire per il bene del territorio. Lavoriamo con grande difficoltà. Un’identità collettiva ci può salvare>.

Sullo sfondo dell’assemblea, la riflessione su un panorama politico molto diverso, con un competitor agguerrito come il centrodestra che oggi, con le posizioni del presidente della Regione Cirio fortemente in contrasto con quelle del sindaco Appendino, diventa un avversario storicamente inedito per la corsa alla vittoria di Torino 2021: un argomento che certamente non potrà essere trascurato e che obbliga il Partito democratico a cambiare ricette e proposte, senza scimmiottare quelle altrui ma con un cambio di paradigma necessario per il bene di una città. Vincere non significa governare e per ben governare è necessaria una visione e un patto tutto da costruire. Sarà questa la vera sfida del PD.

 

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