Giovani in Spagna per l’Erasmus: “L’Italia avrebbe molto da imparare”

di Athena Pesando

Continua la mia esperienza di Erasmus a Madrid, oramai sono qui da un mese e in questo mese ho avuto la possibilità di conoscere altri ragazzi italiani e parlare con loro del perché hanno scelto di fare l’Erasmus qui in Spagna, e dei motivi per i quali molti giovani lasciano il bel paese. Nicole ha 23 anni, studia biologia a Milano “Ho deciso di partire per l’Erasmus perché l’avevo già fatto una volta ed era stata una bellissima esperienza e ho pensato che sarebbe stato stupido non sfruttare l’occasione offerta dall’università, che mette a disposizione delle borse di studio per studiare all’estero.” Poi continua: “La città mi piace, si sta bene, i mezzi funzionano, è una città in cui si vive bene. In Italia c’è la crisi e questo è un problema, molti giovani sono in difficoltà economiche. In realtà l’Italia per studiare è un buon posto, l’Università è facilmente accessibile per una famiglia media, molti vanno via perché non trovano lavoro, ad esempio nel mio ambito, quello scientifico, ci sono poche opportunità, tanta gente va fuori per fare il dottorato, o esperienze lavorative, e torna poi in Italia formato per avere più possibilità di trovare lavoro. Molti vanno via anche perché è allettante fare qualche anno fuori, vedere come va il mondo. In Italia se hai un lavoro si vive bene, io sto bene, però considererei di fare qualche anno fuori per fare esperienza”.

C’è poi Daniele, 23 anni, che studia psicologia a Roma <Sono qui da 5 mesi e mezzo, l’idea di fare l’università in spagnolo era una sfida perché non avevo mai studiato in un’altra lingua, prima di venire qui non parlavo altre lingue, neanche inglese, inoltre la Spagna è sempre stata una nazione che mi ha affascinato, soprattutto perché è molto simile all’Italia anche a livello di clima, cucina, cultura.

Facendo il paragone con Roma, la mia città natale, mi sono trovato meglio. Madrid sotto tanti punti di vista, soprattutto quello dei trasporti è molto più avanti. Per gli studenti c’è un abbonamento mensile a 20 euro col quale puoi prendere ogni mezzo pubblico. Sei obbligato a pagare il biglietto, cosa che in Italia spesso e volentieri non facciamo. Per l’università mi sono trovato bene, meglio che in Italia, io faccio magistrale che qui corrisponde al master, loro hanno un modello 4+1. La loro modalità è più pratica, coinvolgente e avvolgente, essendo 4 ore al giorno ti succhia via molto tempo. Mi è piaciuta molto perché è pratica, a differenza dell’Italia dove c’è tanta teoria, qui seguendo le lezioni fai prove pratiche, singole o di gruppo, che valgono anche per esame finale.” Poi il discorso si amplia: “Le lezioni che l’Italia può imparare dalla Spagna sono tante. Noi abbiamo sempre la boria di sottolineare le nostre doti rispetto agli altri paesi… Certo sul lato culinario e artistico abbiamo dei vanti, ma per quanto riguarda infrastrutture, trasporti, organizzazione dell’università eccetera abbiamo molto da imparare. Anche qui la burocrazia ha tempistiche lunghe ma ti seguono molto di più, sono più a disposizione. Dagli spagnoli potremmo imparare a essere più civili, raccogliere un po’ del loro femminismo e del loro antirazzismo, una cosa che li contraddistingue in positivo, e anche la loro accettazione dell’omosessualità e del mondo LGBT+ in generale, in Italia sono cose ignote, qui abbiamo addirittura quartieri gay e ognuno è libero di esprimere la propria sessualità. Un’altra cosa che mi ha colpito molto in positivo della Spagna è la quasi assenza della cristianità nei luoghi pubblici, mentre in Italia ancora si discute delle croci nelle scuole.

Sicuramente il problema principale è che in Italia se non hai un “enchufe” direbbero gli spagnoli, ossia una raccomandazione, è difficile trovare lavoro. Penso tipo ai liberi professionisti che spesso ereditano lo studio dai genitori…  L’Italia non è meritocratica. C’è poi questa corsa al voto massimo di laurea, generata proprio dall’insicurezza lavorativa, mentre in Spagna hai le stesse probabilità di essere assunto a prescindere dal voto, anche perché comunque la persona che non ha studiato in ambito lavorativo si vede, in questo modo motivi i ragazzi senza farli però vivere con l’angoscia.  Ci sono, inoltre, i problemi che sono evidenti agli occhi di tutti: città male organizzate e invivibili, problematiche politiche abbastanza pesanti, difficoltà a entrare nel mondo del lavoro con un contratto decente, per altro spesso quando i ragazzi sono troppo aperti mentalmente fanno fatica a introdursi in una cultura che per certi versi è molto retrograda. Spesso sottovalutiamo la Spagna pensando che li “ti vai ad ubriacare” invece per molti aspetti sono davvero 10 anni avanti a noi>.

L’ultimo a parlare della sua esperienza è Alberto, 21 anni, che studia Lingue, anche lui romano <Ho deciso di partire in Erasmus perché comunque un curriculum di una persona che studia le lingue senza esperienze all’estero lo trovo un po’ contraddittorio, ed ho scelto proprio Madrid perché è una città che già un po’ conosco e dove ci sono delle persone che ho conosciuto qualche anno fa grazie ad uno scambio culturale fatto alle superiori. Qui mi trovo molto bene, è una città dove c’è tutto, inoltre per me che vengo da Roma vedere una città con un sistema di trasporti pubblici così esteso e funzionante è un sogno. Le persone che vivono a Madrid sono una delle mie cose preferite della città, ho avuto la fortuna di conoscere persone molto disponibili e solari (un po’ come gli italiani, ma anche di più), sempre pronte ad aiutare in caso di necessità.

Sto studiando presso l’Universidad Complutense, dove mi trovo molto bene, le differenze con l’università italiana sono tante, a partire dai voti e dal metodo di calcolo di questi, fin ad arrivare al fatto che le lezioni sono molto più partecipative: addirittura a seconda del professore la partecipazione e la presenza possono valere dal 10% al 30% del voto finale.

Personalmente penso che i giovani se ne vadano dall’Italia perché all’estero ci sono molte più possibilità, che siano lavorative o di studio. Io sono una di quelle persone che, se ne avrà la possibilità, vorrà lasciare definitivamente l’Italia, non ho una meta in particolare, ma tanto quasi qualunque paese mi da l’idea di offrire più opportunità, e soprattutto rispetto a quante possa darmene Roma>.

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