I morti sul lavoro sono in aumento, ci vuole più cultura della sicurezza

di Barbara Martina*

Solo a gennaio 2020 ben 52 lavoratori hanno perso la vita in incidenti sul lavoro, otto in più rispetto alle 44 registrate nel primo mese del 2019 (+18,2%), 1,6 morti al giorno. Gli incidenti mortali hanno toccato un po’ tutti i settori: industria, servizi, agricoltura, ma il dramma delle morti sul lavoro non fa notizia.

Mi occupo di sicurezza sul lavoro da ormai 15 anni, ho visto realtà differenti in tutta Italia e mi son convinta che ogni infortunio si può evitare.

Come? In primo luogo lavorando sulla cultura della sicurezza e sulla consapevolezza. Purtroppo è ancora diffuso il pensiero che la sicurezza sia solo un costo per le aziende e sono molti i datori di lavoro che preferiscono rischiare piuttosto che investire, ma la realtà è molto diversa. L’insicurezza sul lavoro costa allo stato più di 40 miliardi di euro l’anno e l’Eurispes stima che la riduzione del numero di infortuni sul lavoro genererebbe un risparmio economico compreso tra 438 milioni di euro (nell’ipotesi di diminuzione dell’1% del numero di infortuni), quasi 2,2 miliardi di euro (diminuzione del 5%) e circa 4,4 miliardi di euro (diminuzione del 10%).

Studi statistici hanno provato una diminuzione del costo totale dell’infortunio (somma dei costi diretti e indiretti) all’aumentare dell’investimento nella prevenzione, costituita non solo da aspetti tecnici (esempio innovazione tecnologica condotta dall’azienda), ma anche e soprattutto di sviluppo della “cultura della sicurezza” in tutti i soggetti coinvolti.

Il rafforzamento della cultura della sicurezza è peraltro uno degli obiettivi del D.lgs. 81/2008 (il Testo Unico della sicurezza), imposto a tutti i livelli dell’organizzazione aziendale. Fondamentale è la formazione come processo educativo di tutte le figure aziendali, dal datore di lavoro ai lavoratori: assume un valore sempre più importante, nella riduzione dei rischi, la componente soggettiva dei singoli lavoratori. Infatti per il lavoratore il livello di percezione del rischio è un fattore cruciale in grado di condizionare (positivamente o negativamente) il suo percorso professionale nei confronti dei pericoli presenti sul posto di lavoro. La messa in atto di comportamenti pericolosi ed il mancato rispetto di regole e procedure di lavoro sono elementi fondamentali da correggere, anche attraverso un giusto approccio mentale al tema. Possono essere il risultato di una errata percezione del rischio da parte del lavoratore, che spesso si traduce nella sottostima del rischio reale. Fra le principali cause di questa condizione consideriamo la disattenzione, l’errata convinzione che lavori di breve durata od occasionali possano essere privi di rischi, l’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità e l’affidamento alla propria esperienza/anzianità lavorativa, etc.

Cosa possiamo fare noi tecnici per migliorare la sicurezza sul lavoro? Sicuramente creare interventi formativi più efficaci per la stretta connessione tra teoria e operatività, usare un linguaggio meno specialistico e di facile comprensione, spiegare perché è importante un comportamento piuttosto che un altro o perché un’azione è necessaria, coinvolgere i lavoratori nelle scelte e nelle procedure di sicurezza.

Cosa possono fare i datori di lavoro? Il solo modo per trasformare sicurezza e salute sul lavoro in comportamenti virtuosi attuati ogni giorno è dotare l’azienda di una puntuale organizzazione. Se i manager sono i primi a seguire le regole base per evitare gli incidenti sul lavoro, sarà più facile che i lavoratori seguano le direttive aziendali. L’esempio è il primo insegnamento: la responsabilità di avviare la trasformazione appartiene in primo luogo al top management, che deve fornire un modello attivo e tangibile di rinnovamento dei comportamenti. La parola d’ordine dovrebbe quindi essere “formare tutti, a qualsiasi livello”. Siamo ancora indietro, rispetto agli investimenti in formazione sul tema. I datori di lavoro spendono poco e pensano in questo modo di risparmiare, ma non hanno idea di quanto costerà loro un eventuale incidente. A loro bisogna far comprendere che la salute sul lavoro è importante, anche per lo sviluppo dell’azienda stessa.

Cosa possono fare i lavoratori? Seguire le procedure aziendali, partecipare in modo attivo alla sicurezza sul lavoro denunciando comportamenti pericolosi e lavorare in modo propositivo con le altre figure sicurezza (datore di lavoro, dirigenti per la sicurezza, medico competente, responsabile del servizio prevenzione e protezione, responsabile dei lavoratori per la sicurezza).

Cosa può fare l’informazione? In questi giorni di emergenza Coronavirus, abbiamo visto tutti quanto sia stato grande il potere dei mass media, eppure ci sono dei temi che non attirano l’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa come dovrebbero, uno di questi sono gli infortuni mortali sul lavoro. Una maggiore attenzione da parte dei media aiuterebbe ad aumentare la consapevolezza sul problema e spingerebbe ad un intervento più significativo da parte di tutti gli attori, creando un sistema di comunicazione incisivo, maggiori investimenti, una legislazione più efficace.

Cosa possono fare i cittadini? Diventare persone consapevoli, informarsi, adottare comportamenti sicuri in casa e fuori, prendersi cura del bene comune, sia esso la città, il luogo di lavoro, il condominio, la propria casa, il proprio vicino.

Cosa può fare la politica? Lavorare sulla tutela dei posti di lavoro: un lavoro tutelato dà garanzie, oltre allo stipendio stabile, la formazione continua, gli aggiornamenti, la possibilità di segnalare comportamenti e situazioni non sicure. Creare un sistema premiante per le aziende che rispettano la normativa e lavorano per la sicurezza e punire le aziende insicure attuando un potenziamento dei controlli: sono ancora troppe le realtà in cui la normativa viene aggirata, elusa. Approvare i decreti attuativi per rendere pienamente operativa la normativa sicurezza e snellire tale normativa che spesso risulta di difficile comprensione e quindi facilmente aggirabile. Creare momenti informativi tra i cittadini, le aziende, la politica, la pubblica amministrazione.

Amo il mio lavoro perché mi dà la possibilità di confronto quotidiano con realtà e persone diverse e sono pienamente convinta che solo con l’impegno di tutti sarà possibile invertire la tendenza negativa delle “morti bianche” creando posti di lavoro più sicuri, lavoratori più consapevoli e politici più sensibili.

*Ingegnere e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro

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