Perchè dovrebbe capitare a me?

di Chiara Lovera*

L’emergenza sanitaria legata al CODIV- 19 e le misure prese dal Governo per contenere il contagio hanno creato una situazione complessa e delicata che sta mettendo alla prova da un punto di vista psicologico tutti noi.

In pochi giorni abbiamo assistito ad una limitazione importante della nostra libertà di spostamento che ha costretto ad un cambiamento repentino delle nostre abitudini , anche le più piccole.

La richiesta da parte delle Istituzioni di spostarsi solo per motivi essenziali, il fatto che la situazione sia in continua evoluzione e legata alla presenza di un virus – quindi una minaccia impercettibile e incontrollabile-  puo’ aver generato stati di disagio, ansia o panico.

La percezione di una minaccia di questo tipo può dar luogo a comportamenti contraddittori ed estremi, i fatti di cronaca di questi giorni ne sono la testimonianza: si pensi a chi  ha continuato ad affolare le spiagge o ha preso d’ assalto supermercati e stazioni.

La nostra esistenza è costruita su un sistema complesso di credenze rispetto  al controllo che possiamo esercitare su di essa e l’attuale contingenza ha messo a nudo la nostra sostanziale impossibilità di controllare il futuro e quanto in esso accadrà.

Ognuno di noi reagisce in modo diverso a questa emergenza e ne valuta il rischio e la pericolosità secondo percorsi cognitivi che sono regolati da diversi fattori. Ognuno di noi ha una percezione soggettiva del rischio legato al tipo di personalità; possiamo essere portati  a minimizzare e quindi sottovalutare il rischio o ad amplificare e quindi sopravvalutarlo. 

 La pericolosità viene valutata quando si realizza un’emergenza non quando questa è potenziale per questo le persone non adottano comportamenti volti a prevenire un problema, un esempio di questo meccanismo è visibile a proposito del fumo. Tutte le ricerche in ambito scientifico e medico mettono in risalto quanto fumare sia nocivo per la salute ma siccome gli effetti non sono immediatamente visibili, per molti la scelta di smettere di fumare non è contemplata.

Le informazioni scientifiche, inoltre, non bastano per far sì che venga adottato un comportamento sicuro: entrano in gioco altri elementi.

Per esempio lo stato di salute complessivo, è facile comprendere che chi è sano percepisce più distante da sè il rischio di essere contagiato rispetto a chi, soffre di altre patologie.

Un’altra componenete che porta ad esporsi ad un comportamento rischioso è l’emozione di piacevolezza o sgradevolezza associata allo stimolo pericoloso. Torniamo all’esempio del fumo: chi prova piacere nel fumare sottostimerà il pericolo di sviluppare malattie legate al consumo di sigarette rispetto a chi invece associa alle bionde una sensazione di disgusto.

Una modalità che spesso utilizziamo per difenderci dalla paura di essere in pericolo o di esporci ad un rischio è il pensiero “Perchè dovrebbe capitare a me?” questo avviene per esempio nella percezione del rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili con rapporti non protetti.

Oppure possiamo proteggerci pensando: “Se lo fanno gli altri posso farlo anche io …” imitando il comportamento di altre persone non teniamo conto delle differenze tra “noi” e ” gli altri”. 

Infine, altre variabili che influenzano la percezione del rischio sono legate alla cultura di appartenenza e all’età dei soggetti coinvolti, queste componenti influenzano anch’esse il significato da attribuire alla paura e la valutazione del rischio.

La paura è un’emozione evolutiva che ha permesso all’uomo di assumere comportamenti adattivi all’ambiente e di sopravvivere nel corso del tempo. Provare paura, sentirsi disorientati in questo frangente è normale e comprensibile, è il segnale che consente alla mente di attivarsi per proteggersi e cercare soluzioni nuove ed efficaci. *psicoterapeuta e psicologa dell’età evolutiva

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