Sergio e Francesco: analogie, in un tempo di sofferenze.

di Claudio Ferrari

Francesco sul sagrato di una piazza San Pietro completamente deserta, in preghiera davanti all’icona della Madonna venerata dai fedeli romani e  ancora la sosta di fronte al crocefisso che, secondo la leggenda, salvo’ Roma dalla peste nel ‘500. Solo sale i gradini del sagrato, solo adora l’eucarestia e solo prega.

Rifletterà nella solitudine – ci credevamo sani in un mondo malato– mentre un passo del Vangelo mitiga la solitudine nel racconto della paura dei discepoli, quando in barca sono sorpresi da una tempesta.

Quante similitudini in questa povera umanità.

Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro Pianeta gravemente malato.Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato-.

E ancora: “Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore non lasciarci in balia alla tempesta!”

Così, solo, fa ritorno a Santa Marta. Guarda per terra, non parla. Tocca l’immagine di Maria, bacia i piedi del crocefisso e si incammina.Sa che ad aspettarlo ci sarà un pasto leggero e caldo, consumato da solo nella sua stanza, tra interminabili preghiere per la nostra salvezza.

Così poco dopo il Magistrato che raccolse, il 6 gennaio 1980, tra le sue braccia, il corpo del fratello Piersanti, martoriato dai colpi della mafia, entra in punta di piedi, attraverso i monitor, nelle case degli italiani nell’ora della cena. Il Presidente della Repubblica ha la candida chioma in disordine, lo sa e lo dice con la semplicità dell’ultimo – anch’io non vado dal barbiere- Ammette con delicatezza – mi dispiace mai successo – una piccola difficoltà nella lettura del -gobbo-  chiede scusa stupito, quasi vergognoso. Ancora senza rete chiede al suo fido scudiero Giovanni di scegliere una posizione, affinché le parole escano chiare, di facile comprensione e di grande convincimento. –Mi auguro che tutti comprendano, prima che sia troppo tardi, la minaccia economica e sociale per l’Europa. -La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione, ma è anche nel comune interesse-

La paura del Capo dello Stato è che possa venire travolto l’intero edificio dell’Unione europea, che risorga lo spettro di nazionalismi e populismi. Nessuno si salva da solo, ammonisce Papa Francesco. Nessuno si salva da solo, ricorda Sergio Mattarella. 

Abbiamo molto da imparare da questi grandi uomini, abbiamo coscienze e scienza per riflettere, anima e animo per comprendere e forza, che viene dagli errori e dal coraggio della nostra storia, per ripartire.

Francesco e Sergio studiosi e biblisti sanno come i danni del Covid-19 sono anche il prodotto di una politica che all’inizio ha privilegiato gli interessi di pochi a discapito del bene comune, così all’unisono, con diverse espressioni ricordano come Francesco nel -Laudato Si- chieda una cura per la casa comune che pochi perseguono.

Il paradiso perduto per laici e credenti è da guadagnare adesso, con persone come loro potremo recuperare speranza e fiducia.

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