NOVACOOP: Abbiamo coniugato la sicurezza dei lavoratori con il servizio ai clienti. Ingiustificata la corsa alle scorte

Ernesto Dalle Rive presidente Nova Coop


di Chiara Barison

La vendita di generi alimentari non si ferma nonostante l’emergenza sanitaria ed è anzi il vero cuore pulsante dell’economia italiana dopo le chiusure decise dal Governo. In prima linea, tra le attività da
considerare di prima necessità, troviamo l’essenziale servizio fornito dai supermercati. Nel mondo della grande distribuzione organizzata di generi alimentari, Novacoop è una delle più importanti attive sul nostro territorio, contando 65 punti vendita tra Piemonte e Lombardia e 4.679 dipendenti.

Considerati i numeri, la riorganizzazione resa necessaria dall’emergenza Covid-19 si è imposta come un imperativo per la tutela di lavoratori e clientela. Se non al pari del personale sanitario, anche i dipendenti del settore alimentare necessitano di essere tutelati dal rischio di contagio. Innanzitutto, all’inizio dell’emergenza “è stato fornito il gel sanificante a
tutto il personale in quanto indicato come misura efficace
” spiega Ernesto Dalle Rive, presidente di Novacoop.
Sebbene la clientela entri a flusso controllato per evitare assembramenti, è necessario proteggere il personale anche dal contagio “interno”. Al tempo stesso, non è sempre facile lavorare evitando contatti, è molto difficile per i lavoratori la distanza di almeno un metro rischiesta alla clientela.
Qui entrano in gioco soprattutto le introvabili mascherine. La grande distribuzione di beni alimentari non è stata esentata dalle difficoltà nel loro reperimento: “Inizialmente erano introvabili, e le poche reperibili sul territorio italiano venivano giustamente destinate al personale sanitario, in quanto più esposto ai rischi di contagio, da Hong Kong siamo riusciti ad
ottenere un’ingente quantità di mascherine e di guanti: 3 milioni sono stati donati alla protezione civile, mentre le restanti sono state destinate al personale di vendita
“.
I luoghi di lavoro costituiscono un microcosmo perfetto per la proliferazione del virus, i dispositivi di protezione individuale assolvono un duplice compito: non solo proteggono reciprocamente personale addetto e clientela, ma salvaguardano anche il personale al suo interno. È infatti plausibile che ci siano infetti asintomatici o nel periodo di incubazione anche tra i colleghi. Proteggere naso e bocca dalle volatili goccioline che trasportano il virus può non essere sufficiente. Come ulteriore protezione “sono state montate delle barriere di plexiglass alle casse per evitare un rapporto troppo ravvicinato tra cliente e addetto” prosegue Dalle Rive, estese alle parafarmacie presenti all’interno del punto vendita e a tutti i luoghi di contatto con la clientela, come il punto di ascolto e gli uffici del
prestito sociale. Fermi i banchi assistiti per evitare code che danno vita a pericolosi assembramenti e gli orari hanno subito modifiche significative.
Chiusura giornaliera anticipata alle 19 per consentire di svolgere le operazioni di caricamento a negozio chiuso, evitando che i lavoratori vengano a contatto con i clienti”
, oltre alla chiusura domenicale.
Si tratta di misure rese indispensabili anche dalla carenza di organico dovuta all’aumento di assenze per malattia e congedi per motivi familiari vista la chiusura delle scuole e la necessità di assistere parenti non autosufficienti in questo periodo.
Per dare sollievo ai nostri dipendenti abbiamo deciso di erogare un riconoscimento di 200 euro per premiare il grande senso di appartenenza dimostrato in queste giornate molto difficili“.


Quanto all’approvvigionamento della merce, non è all’orizzonte il rischio di trovare i supermercati vuoti.
Al momento, le uniche tensioni per la reperibilità della merce a scaffale sono state determinate dal fatto che molte persone sono state assalite da una paura ingiustificata di non avere disponibilità di prodotti e quindi hanno fatto grandi scorte” racconta Dalle Rive.
La problematica è invece opposta: un eccesso di produzione in molte filiere produttive “che correva il rischio di deprimere il prezzo di acquisto da parte della distribuzione“.
Per evitare conseguenze economicamente insostenibili per i produttori, Novacoop ha optato per il blocco dei prezzi fino a maggio, nonostante la situazione consentisse di trattare condizioni più favorevoli vista
l’eccedenza di prodotto rispetto alla capacità di assorbimento del mercato. “I prezzi sono bloccati anche per l’offerta al consumatore” aggiunge Dalle Rive.

In ultima analisi, resta la preoccupazione per il futuro del settore agricolo. La carenza di manodopera è un problema non trascurabile. Tra contagiati dal Covid-19, sottoposti a quarantena fiduciaria e blocco degli stagionali all’estero (costituiscono ben il 36% dei braccianti agricoli nel nostro Paese e provengono principalmente dalla Romania) la raccolta di prodotti ortofrutticoli rischia di essere gravemente compromessa.
Ad oggi non abbiamo ancora un’evidenza del problema sul versante dei prodotti ortofrutticoli stagionali. Tutti i nostri fornitori ci dicono che c’è difficoltà nel reperire manodopera nelle campagne che possa andare fisicamente a raccogliere la frutta sulle piante o nei filari“.
Secondo Confagricoltura, in Italia servono 200mila persone per effettuare efficacemente la raccolta estiva, costituita inizialmente da asparagi, fragole e pesche che, se non raccolte, rischiano di danneggiare irreversibilmente la propria pianta. “È presumibile che in futuro qualche problema potrà esserci se non interverranno delle misure di modifica nel mondo della produzione” conclude il presidente Dalle Rive.

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