I tristi giorni del 29 e 30 aprile e 1°maggio del 1945 a Grugliasco e Collegno

di Pippo Rizzo*

Oggi la nostra città, in seguito all’eccidio dei 68 Martiri, rientra tra i tristi percorsi italiani della memoria.

Come avvenuto in molte località del nostro Paese, la notte tra domenica 29 e lunedì 30 aprile 1945, ben cinque giorni dopo la proclamazione ufficiale della Liberazione, Grugliasco ha subito, insieme alla confinante Collegno, una delle stragi più efferate che subì l’Italia.

Dopo la liberazione di Torino del giorno prima, un contingente di circa 35.000 soldati tedeschi in ritirata, composto da due colonne corazzate provenienti dalla Liguria e dalla Val Chisone, attestate tra Stupinigi e Rivalta, non potendo attraversare il capoluogo, ormai in mano ai partigiani, per dirigersi verso nord ed imboccare l’autostrada per Milano, continuarono a seminare morte nei piccoli comuni collocati ad ovest della sua periferia.

Proprio Grugliasco fu teatro conclusivo della rappresaglia d’innocenti, prelevati ovunque e trucidati. Infine si contarono 68 (sessantotto) morti, tra i quali molti giovani, poco più che bambini. Il recupero, il riconoscimento e la straziante ricomposizione delle salme nel salone del vecchio palazzo civico si protrassero per tutto il giorno e la notte succeva, tra la disperazione di famigliari, parenti e amici delle vittime. Il continuo pellegrinaggio, che aveva coinvolto anche gli abitanti dei comuni limitrofi, provocò un tale risentimento che il primo maggio si consumò a Collegno un ulteriore massacro di 29 (ventinove) persone, fascisti ormai sbandati ed inoffensivi, imprigionati e rinchiusi, qualche giorno prima, nei locali di una fabbrichetta della zona.

A mente fredda qualunque vendetta non può che apparire ingiusta e deprecabile ma, anche 75 anni dopo forse non è impossibile immaginare i sentimenti che a Grugliasco e Collegno si vivevano in quelle ore. Il professor Carlo Chevallard, primario dell’ospedale psichiatrico di Grugliasco e storico, scrisse nel suo diario, il 6 maggio successivo: “La reazione popolare è stata terribile e spietata (….). Non si scatena impunemente un terrore implacabile contro un popolo senza che se ne debbano subire – non appena gli eventi lo permettano – i sanguinosi contraccolpi. I 18 mesi intercorsi dall’8 settembre ’43 al 25 aprile ’45 hanno contato assai più dei venti anni precedenti di fascismo. Le torture materiali e morali di ogni genere inflitte al disgraziato popolo italiano sono state tali e tante che quando vi è stata la possibilità di reagire, questo stesso popolo si è scatenato. E’ così che si è verificata una vera e propria caccia all’uomo – al fascista – che non è stato possibile infrenare in alcun modo.” La pietà è certamente un sentimento che va dedicato, indistintamente, a tutti morti, ma non si può cancellare il progetto che ognuno di loro sosteneva quand’era in vita.

Oggi questa storia è pubblica; a volerne la chiarezza sono stati proprio i sindaci di Grugliasco, Mariano Turigliatto e di Collegno, Umberto D’Ottavio, alla fine degli anni 90. Ci sono libri, frutto di ricerca storica; c’è un cortometraggio che ha vinto il primo premio “Memoria storica” al Valsusa Filmfest del 2010. A Grugliasco, nei luoghi dove avvennero gli eccidi tra il 29 e 30 aprile 1945, sono stati collocati pannelli che tramandano la memoria dei martiri di Collegno e Grugliasco, il cui sacrificio è stato riconosciuto dal Presidente della Repubblica, che ha conferito alle due città la medaglia d’argento al merito civile. In numerosi altri luoghi della nostra città sono state installate tabelle con codice QR code: è sufficiente puntare lo smart phone e si possono visionare le fotografie di tutti i nostri martiri e la sintesi della loro storia.

* Presidente della Consulta Antifascista Città di Grugliasco

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