Minneapolis come Gotham City

di Athena Pesando

Tutti avremo sicuramente sentito l’ultimo caso di abuso di potere ai danni di una persona facente parte della comunità afroamericana: un uomo nero, George Floyd, è stato ucciso durante il suo arresto da un agente di polizia che l’ha soffocato mentre l’uomo chiedeva aiuto “non riesco a respirare”. Non è la prima volta che in USA succede che una persona nera venga uccisa dalla polizia senza che ci siano reali conseguenze adeguate all’atto compiuto: in questo caso gli agenti sono stati licenziati, senza finire in prigione con l’accusa di omicidio.

Tutte le volte che questo accade c’è una giustificazione pronta come “pensavo fosse armato e ho sparato” oppure addirittura vengono manomessi i referti medici dando la colpa della morte a un arresto cardiaco. Ricordiamo che anche in Italia ci fu un episodio simile, quello di Stefano Cucchi. La costante è sempre la stessa: violenza istituzionalizzata ai danni delle fasce più deboli della popolazione.

Perché si parla di violenza istituzionalizzata? La violenza diventa istituzionalizzata nel momento in cui le istituzioni la sostengono in vario modo: sminuendola, nascondendola, restando indifferenti etc.

Appare forse più chiaro leggendo il Tweet di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, in risposta a chi ha appoggiato le rivolte della comunità afroamericana: <Twitter non sta facendo niente sulle bugie e la propaganda fatta dalla Cina o dal Partito Democratico di sinistra radicale. Se la stanno prendendo con i Repubblicani, i Conservatori e il Presidente degli Stati Uniti. La Section 230 dovrebbe essere revocata dal Congresso. Fino ad allora, verrà regolata> La Section 230 è una legge statunitense sull’utilizzo di Internet che fa si che i siti non siano responsabili legalmente di ciò che gli utenti postano (entro dei limiti). Trump, invece che mettersi dalla parte della vittima, scusarsi per il pessimo lavoro delle forze dell’ordine implicate, sceglie ancora una volta il negazionismo, e l’incolpare la Cina che non guasta mai per la sua retorica. Le istituzioni si schierano quindi non con la vittima, ma col carnefice, cercando di mettere a tacere le opinioni contrarie facendo l’occhiolino a una regolamentazione su misura che non può che farci pensare alla Psicopolizia orwelliana.

Tutta questa faccenda ha generato delle forti rivolte dei movimenti Black Lives Matter (Le vite nere contano) che chiedono che ci sia una reale giustizia per George e che la polizia statunitense smetta di portare avanti abusi di potere nei confronti della comunità nera.

Vendendo le immagini delle proteste di Minneapolis il parallelismo con il film Joker, vincitore di due premi Oscar, è immediato, ed ecco perché è un film assolutamente attuale che mette in luce quanto la società metta nell’angolo alcune fasce di popolazione: poveri, non-bianchi, donne, disabili, omosessuali e così via… insomma chiunque non sia un uomo bianco eterosessuale ricco e cristiano viene sempre messo in secondo posto nella gerarchia sociale e brutalmente vittimizzato.


Immagini reali della protesta a Minneapolis

Un immagine dal film Joker

Le immagini della protesta hanno raggiunto tutto il mondo e molte persone stanno condividendo tweet e post a sostegno di George e della sua famiglia.

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