“il bandito e il campione” (come canta la canzone di De Gregori)

di Nicola Ginoble

Gli archivi dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno sono una fonte inesauribile di sorprese, di storie di persone anche famose che per mille motivi sono passati nei reparti del manicomio.

Per esempio la storia di Sante Pollastri.

Nasce a Novi Ligure (AL) il 14 agosto 1899 da Vincenzo e Giuseppina Cabella, facchino,poi “bandito”.

All’anagrafe è registrato come Pollastri Santo Decimo. Frequenta le scuole elementari e rimane precocemente orfano di padre. Altrettanto precocemente – ad appena 11 anni – ha i suoi primi guai con la legge. Tra il 1912 e il 1916 colleziona una serie di processi e di piccole condanne per furto: dal carbone dello scalo ferroviario di S. Bovo a scatole di conserva, a fanali di ottone.

Nel 1916 tuttavia gli vengono comminati 2 anni di reclusione e 4 mesi di “segregazione cellulare continuata” per aver svaligiato una villa, con altri complici. All’uscita dal carcere, gli si aprono le porte della caserma.

Nonostante le informazioni spesso contraddittorie e la stratificazione di versioni leggendarie, pare di poter dire che Pollastri, dopo aver disertato, viene fermato nel dicembre 1919 a Reggio Emilia e ricoverato nel locale ospedale “per confusione mentale di origine alcoolica”.

Assolto dall’accusa di diserzione per infermità mentale viene poi trasferito al manicomio di Collegno, da cui è rilasciato nel marzo 1921.

Rientrato a Novi, Pollastri organizza una banda specializzata in furti allo scalo ferroviario. Nel luglio 1922 viene accusato, con altri, dell’uccisione di un fattorino portavalori della Banca Agricola di Tortona a scopo di rapina, e, condannato, due anni dopo, in contumacia a 30 anni di reclusione e 10 di sorveglianza speciale.

 Alla fine di novembre dello stesso anno, si verifica uno degli episodi che accreditano l’immagine di un Pollastri anarchico fin dall’inizio. Sorpreso da tre carabinieri presso l’Osteria della Salute, a Teglia di Rivarolo, in compagnia di Renzo Novatore, da tempo alla macchia, a sua volta braccato dai fascisti e dai carabinieri, ingaggia un conflitto a fuoco. Novatore e il maresciallo Lupano rimangono uccisi, un milite ferito. Dai fatti di Teglia la vicenda di Pollastri si fa sempre più confusa e ingarbugliata, come testimoniano i continui colpi di scena, la ridda di voci, tra i quali, a più riprese, l’uccisione di carabinieri.

Pollastri diventa una sorta di “pericolo pubblico n. 1. Viene catturato a Parigi, nell’agosto 1927; processato per furto con scasso ad una officina e ad una gioielleria, viene condannato, nel febbraio 1928, a 15 anni di lavori forzati e 20 di interdizione di soggiorno.

Nell’agosto 1929 è tuttavia estradato in Italia. Il processo ha inizio il 7 ottobre, con un fittissimo elenco di capi d’imputazione ed un gran numero di coimputati, a vario titolo. Il coinvolgimento – mai del tutto chiarito, ma senza nessun riscontro nel dibattimento – nella vicenda di Costante Girardengo e del suo massaggiatore, uno strano incontro a Parigi, tra “il bandito e il campione” (come canta la canzone di De Gregori), non fa che accrescere l’interesse dell’opinione pubblica.

C’è chi dice che l’incontro non avvenne mai. Sante Pollastri e Costante Girardengo: i due amici diventati il bandito e il campione quella sera  a Parigi invece si incontrarono, ma fu l’ultima volta. Si videro dietro le quinte di una manifestazione in pista. Il campionissimo era impaurito, temeva di essere coinvolto in uno scandalo, la polizia cercava Sante dappertutto. Il suo massaggiatore Cavanna lo riconobbe da un fischio: si fermarono a parlare con lui, scambiando qualche battuta e gli diedero appuntamento a Novi Ligure. Ma Sante non ci arrivò mai, lo arrestarono prima.

Pollastri, tra i vari reati contestatigli, come quello di essere capobanda di una associazione a delinquere, deve rispondere dell’omicidio di ben 6 carabinieri, in tre circostanze diverse, e di un fascista, tra il giugno e il dicembre 1926. Riconosciuto colpevole di 5 omicidi, viene condannato all’ergastolo, con 5 anni di segregazione cellulare continua.

Durante il processo, Pollastri, ad una precisa domanda sulle sue idee politiche, non ritiene opportuno rispondere. Pare però che, nei primi anni della sua carcerazione, ricevesse denaro dagli anarchici italo-americani. Nel 1931, dopo aver collezionato un altro ergastolo nel rifacimento del processo per l’uccisione del fattorino di banca nel 1922, viene trasferito a Ventotene. Nel novembre 1943, dopo lo sbarco degli inglesi nell’isola, capeggia la rivolta degli ergastolani che chiedono cibo. Arresisi i ribelli agli inglesi, Pollastri viene portato a Procida, da dove, l’anno seguente, tenta di fuggire, rimediando un’altra condanna.

Nel dicembre 1944 è inviato al penitenziario di Porto S. Stefano, poi nel 1950 al Maschio di Volterra e nel 1953 a Parma. Dopo una prima richiesta a vuoto nel 1948, nel 1956 presenta una seconda domanda di grazia, che, nel 1959, gli apre le porte del carcere.

Tornato a Novi, si dedica al commercio ambulante. Muore a Novi il 30 aprile 1979.

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