Collegno e la Real Certosa ai primi dell’800 secondo il Dizionario Geografico di Goffredo Casalis

di DAVIDE MORRA

Con l’insediamento dell’Ospedale Psichiatrico la maggior parte delle strutture del Monastero Certosino vengono rase al suolo o riconvertite in vani ad uso ospedaliero. Per avere un panorama di Collegno e soprattutto del complesso della Certosa – i cui stabili per oltre i tre quarti non sono più esistenti-  occorre attingere le informazioni dal “Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna” redatto da Goffredo Casalisnei primi decenni del XIX secolo.

Lo storico fornisce un quadro storico-economico-urbanistico assai dettagliato del territorio collegnese. La descrizione del borgo è molto particolareggiata “.. a poca distanza (dal Castello) vi è un aggregato di case circondate in parte di muraglia di notevole spessore, alle quali si da il nome di “cittadella” o “delle torrette” od anche “del bastione verde”. In prossimità di questo sito trovansi riunite alcune casette da lunga età denominate “il ghetto”. Nel centro abitato sono presenti tre piazze ed i pozzi sono “profondi dai quattordici ai quindici trabucchi e se ne estrae acqua buonissima”.  L’agricoltura a Collegno è il settore economico trainante, la produzione foraggiera è “per lo più di buona qualità essendo pochissimi i prati che non si possono facilmente irrigare”.  Dal dizionario emerge anche che a Collegno vi sono quattro filatoi della seta, due filature, una concia di pelli ed una “..ferriera nella quale si fanno utensili per gli usi dell’agricoltura..”.  Il territorio collegnese è meta di villeggiatura estiva da parte di esponenti dell’aristocrazia sabauda e dell’alta borghesia torinese tant’è che vi sono le seguenti dimore “….la villa Brucco propria della Contessa Ganzelli a levante del paese,  la Salmor a greco, la Richelmy a tramontana, e la Sevesi ad oriente..”

Minuziosa è la descrizione che il Casalis fornisce del complesso della Real Certosa di Collegno. Il paragrafo relativo alla Certosa è  una fedele descrizione del complesso monastico che agevola il visitatore ad immaginare la Certosa collegnese durante l’ultima fase della sua esistenza.

All’epoca della compilazione del Dizionario l’estensore annotava che il complesso era caratterizzato da “..un bellissimo giardino dell’estensione di trenta giornate, ed un campo di circa cento giornate cinte di muraglia..” L’intera area della Real Certosa era cinta da mura che garantivo ai Monaci Certosini  una stretta clausura e soprattutto delimitavano in modo certo le proprietà contigue al Monastero.  Le mura erette dai Padri Certosini condizionarono pesantemente per più di oltre tre secoli lo sviluppo urbanistico e viario della Città di Collegno impedendo uno sviluppo armonico del tessuto residenziale.

Ad eccezione del portale monumentale d’ingresso alla Certosa, progettato dall’Abate Juvarra nel 1737, in occasione delle nozze fra Carlo Emanuele III ed Elisabetta di Lorena, le mura perimetrali cingevano tutti i fabbricati impedendone la vista ai collegnesi e non solo.

 Goffredo Casalis annota nella sua opera che il complesso monastico fu ornato con una “bellissima facciata di ordine ionico, a cui accrescono sei colonne, e quattro statue marmoree, due delle quali (…) rappresentano l’annunciazione di Maria Vergine; le altre due offrono allo sguardo i simulacri della Fede e della Carità; ed in mezzo ad esse vedesi l’arma dei Re di Sardegna che era già sormontata dalla corona di Casa Savoja.” Il portale monumentale è il principale ingresso del complesso sia durante la fase Certosina che quella manicomiale, la descrizione fornita all’epoca dall’estensore è pressoché immutata. Nell’ultimo decennio il portale è stato sottoposto ad un delicato restauro che lo ha riportato al primitivo splendore.

Il visitatore che all’epoca del Casalis (1830-1840) varcava l’ingresso del Monastero era principalmente colpito da “..un’ampia corte quadrata, della quale a due lati stanno ampi ed elevati portici: sopra ad un tratto di essi furono costrutte le camere della foresteria (…) A sinistra della corte, quasi a metà del porticato, sorge la Chiesa della Certosa, che fu eretta dalla Duchessa Cristina di Francia, ed è dedicata a Maria Santissima dell’Annunciazione (….)” . La descrizione fornita dal Casalis è ancora oggi abbastanza attendibile in quanto la corte d’ingresso, il Chiostro piccolo anche denominato “il cortile dei vini” sono rimasti pressoché intatti da un punto di vista architettonico. La volumetria dei locali contigui alle due aree citate ha subito qualche piccolo incremento che non ha alterato pesantemente la distribuzione originaria dei fabbricati.

Il Chiostro Grande era ancora caratterizzato dalle celle dei Padri Certosini di cui il Casalis ne fornisce una breve descrizione: “sono distribuite all’intorno della seconda corte: ciascun religioso ha quattro camere, due al piano terreno, e due sopra di esso, con un piccolo giardino avente un pozzo d’acqua viva….”. Delle celle dei Padri Certosini non ve ne è rimasta traccia in quanto con  l’insediamento nel complesso della Certosa dell’Ospedale Psichiatrico i fabbricati non riconvertibili ad uso ospedaliero furono demoliti per far posto ai padiglioni a pettine che  ancora oggi si innestano nel Chiostro Grande.

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