Referendum del 20 settembre: quando è sbagliato sia votare Sì che votare No, deciderà chi partecipa voto.

di Nicola Ginoble

Fra un mese saranno già chiuse le urne per l’ennesimo referendum costituzionale e con l’avvicinarsi della data finalmente se ne comincia a parlare. L’impressione, però, è che qualunque sia il risultato comunque sarà una scelta sbagliata.

Proviamo a spiegare perché, anche se, in tutti i programmi dei partiti la riduzione del numero dei parlamentari è stata prevista, ma, per molti, non così.

 L’unico partito che l’aveva prevista come potrebbe avvenire è il M5S, infatti non solo non ha dubbi a favore del Sì, ma lo considera la spallata necessaria per altre e più forti operazioni per una nuova democrazia, sempre più diretta e meno impostata alla rappresentanza.

Tutti gli altri partiti si sono cimentati con ipotesi di riforma molto più articolate, ma dei vari tentativi solo quello del 2001, che non toccava il Parlamento, ha passato lo scoglio del referendum ed oggi è il pilastro sul quale si regge la democrazia Istituzionale del nostro Paese, infatti, la novità più importante è l’articolo 114:

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.”

Dal 2001 ad oggi con questa formula è esploso il contenzioso fra Istituzioni, l’ultimo e più delicato è quello intorno alla gestione dell’emergenza Covid 19.

I tentativi di riformare il Parlamento sono stati bocciati, l’ultima volta il 4 dicembre 2016.

I fautori del Sì dicono : “ Da 40 anni si parla di tagliare il numero dei parlamentari. Ben quattro bicamerali, a partire da quella presieduta da Bozzi nel 1983, lo avevano raccomandato salvo poi tirarsi indietro al momento di fare sul serio. Anche oggi, avvicinandosi il referendum, tanti politici e commentatori inizialmente a favore cambiano idea e si sfilano.”

Poi aggiungono:

Le assemblee troppo grandi non funzionano bene, sia perché il singolo parlamentare si sente troppo insignificante per incidere e perde interesse a partecipare, sia perché è più facile nascondersi e approfittare del lavoro degli altri. Nella passata legislatura il 40% dei deputati e il 30% dei senatori ha disertato più di un terzo delle votazioni; l’attività legislativa si è concentrata su poco più del 10% dei parlamentari che hanno sommato tra loro più di un incarico, mentre due terzi non hanno ricoperto alcun ruolo. Molti di loro in cinque anni non sono mai stati né promotori né relatori di un singolo provvedimento. Il Senato Usa ha 100 membri per un Paese con più di cinque volte la nostra popolazione, e deve anche occuparsi di politica estera, che l’Italia non ha: ogni senatore Usa ha un ruolo specifico e competenze raramente eguagliate tra i nostri senatori. Ridurre il numero dei parlamentari è quindi fondamentale per responsabilizzarli e costringerli a informarsi e partecipare.

Come dare loto torto???

Luciano Violante scrive: “La riduzione del numero dei parlamentari potrebbe essere funzionale alla modernizzazione costituzionale del sistema politico solo se si supera il bicameralismo paritario: a) dando alla sola Camera il voto di fiducia e il voto finale su tutte le leggi meno quelle costituzionali e i trattati internazionali, che resterebbero bicamerali; b) dando al Senato il potere di controllo del bilancio, il raccordo tra Stato e Regioni, il potere di richiamare entro termini brevi le leggi approvate dalla Camera proponendo modifiche, sempre con il voto finale di Montecitorio. In assenza di questo tipo di interventi, la riduzione del numero dei parlamentari aprirebbe la strada o alla paralisi o al disordine. Occorre decidere perché chi vota ha il diritto di conoscere tutte le conseguenze del proprio voto”

Mi sembra un invito a non fare passi falsi, meglio votare NO!

Che fare? Appunto! Ancora una volta si lascia la decisione al popolo, come se il popolo fosse in grado di scegliere e avesse tutti gli strumenti politici e culturali che servono, ma, d’altronde il dubbio ce l’hanno avuto anche quei parlamentari che prima hanno votato a favore e poi chiesto il referendum, come se fosse possibile dire una cosa e il suo contrario. Forse è davvero così, infatti a seguire i social il problema non è mai stato quanti sono i parlamentari, tanto meno cosa fanno, ma sempre e solo quanto guadagnano!! Dibattito.

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