In vigore il Trattato di Proibizione. Gli oridigni nucleari ora sono illegali!


Carlo Cumino*

Domenica 25 ottobre 2020. Nello stesso giorno in cui sono state annunciate le misure del nuovo DPCM, un’altra notizia (molto più positiva) è però finita in secondo piano: in occasione dell’inizio della 75a Giornata Internazionale per il Disarmo indetta dall’ONU sono state raggiunte le 50 ratifiche del Trattato di Proibizione delle armi nucleari (TPNW), approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a luglio 2017.  Con le nuove ratifiche provenienti da Nauru (situata in Oceania), Giamaica ed Honduras il TPNW è diventato ora legge vincolante per le nazioni che hanno deciso di aderirvi (proibendo sul proprio territorio non solo la produzione e acquisizione, ma anche la presenza di ordigni nucleari sul proprio territorio) ed entrerà ufficialmente in vigore fra il 22 gennaio del 2021.

Il TPNW è un trattato fortemente voluto dalla società civile internazionale, la cui origine si deve fortemente all’impegno di ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), campagna internazionale diretta da Beatrice Finn, che dall’inizio degli anni 2010 si è focalizzata sulla mobilitazione dal basso a livello internazionale per chiedere all’Assemblea Generale dell’ONU un trattato che abolisse le armi nucleari e che nel 2017 ha ricevuto il premio Nobel per la pace.

Come evidenziato da un documento di ICAN, le conseguenze dell’entrata in vigore del trattato avrà importanti conseguenze a livello politico ed economico. I membri della NATO che hanno scelto di sottoscrivere il TPNW non potranno più ospitare ordigni sul proprio suolo, mentre gli istituti finanziari saranno portati a non investire più in quelle che ora sono “attività su armi controverse” (tipicamente quei tipi di armamenti proibiti dal diritto internazionale), una scelta già presa da alcune istituzioni in previsione dell’entrata in vigore del TPNW.  Allo stesso tempo, il trattato prevede che coloro che lo hanno ratificato s’impegnino a sollecitare altri Stati a aderire, in modo da lavorare per la sua universalizzazione.

La notizia è stata felicemente accolta dai membri italiani di ICAN: Rete Italiana Pace Disarmo (RIPD) e la mostra itinerante Senzatomica, i quali hanno rilasciato un comunicato stampa congiunto in merito. I due enti hanno colto l’occasione anche per rilanciare la mobilitazione della società civile italiana “Italia, ripensaci” che dal 2017 punta a far sì che Governo e politica italiana aderiscano al percorso di disarmo nucleare espresso nel TPNW, con la conseguente uscita del nostro paese dall’ombrello nucleare della NATO e la messa fuori legge delle 70 testate nucleari attualmente ospitate nelle basi di Ghedi e Aviano. Una posizione che in base a sondaggi recenti (2019) condivisa dalla maggioranza della popolazione italiana: ben il 70% sarebbe favorevole a aderire al TPNW, mentre il 60% ritiene che si dovrebbero eliminare dal nostro territorio le armi nucleari americane (dato questo in linea con quello di altri Stati i cui governi al momento si oppongono alla ratificazione).

Parafrasando Beatrice si può certamente dire che il nostro lavoro non è finito. La nostra campagna si impegnerà ancora di più al fianco di ICAN e di RIPD per far crescere ulteriormente la rete di solidarietà di azioni che, con i giovani in prima linea, incoraggi l’Italia a stare dalla parte giusta della storia. A tal fine è in cantiere una versione aggiornata della nostra mostra che speriamo possa essere inaugurata nel 2021” dichiara il presidente di Senzatomica Daniele Santi commentando la notizia.

Si può vedere nella storia del TPNW come siano stati i piccoli a fare la differenza. Questo non solo per la sua origine “dal basso”, ma anche per l’essere entrato in vigore grazie all’adesione di Stati che in condizioni normali avremmo visto come “periferia” del mondo e spesso lasciati fuori dalla politica internazionale dai media del nostro paese, sia che si tratti di Paesi piccoli (come Naruru, San Marino o le Isole Cook) oppure di stati normalmente visti come problematici (come per esempio Honduras, Venezuela oppure la Costa D’Avorio il Botswana).

Se d’altra parte è triste constatare che solo Austria e Irlanda siano i soli stati UE che abbiano firmato e ratificato il trattato, il Trattato di Proibizione rimane un esempio della forza di quella società civile tanto menzionata negli ultimi tempi e non sempre ascoltata.

*membro dello staff comunicazione per l’edizione della mostra Senzatomica a Bussoleno nel 2014

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