Perché nel 2020 c’è ancora bisogno di scendere in piazza per l’aborto?

di Athena Pesando

Sabato scorso in Piazza Castello ha avuto luogo il sit-in organizzato da Non Una Di Meno per protestare contro la circolare della Regione Piemonte che, in poche parole, mirava a rendere più difficoltoso l’aborto proibendo la somministrazione della pillola abortiva (RU486) nei consultori e proponendo la messa a disposizione di sportelli pro-vita (gestiti da gruppi anti-abortisti) all’interno degli ospedali pubblici.

La protesta ha seguito questa scaletta: alle 15 c’è stato il ritrovo in piazza, tutti i partecipanti e le partecipanti indossavano la mascherina e si sono seduti a terra con i cartelli mantenendo le distanze di sicurezza. Dopo il discorso delle attiviste organizzatrici c’è stato un momento performativo: una fila di donne vestite da ancelle si è diretta in fila indiana fino ad arrivare di fronte al Palazzo della Regione, nel silenzio totale, arrivate li si sono tolte i vestiti da ancelle e hanno lanciato della vernice rosa lavabile davanti al palazzo, mentre gli altri manifestanti iniziavano a cantare e fare rumore con pentole e stoviglie. I presenti sono poi stati invitati a sporcarsi le mani dentro alla vernice per poi stampare le impronte delle proprie mani per terra per la piazza. Un gesto simbolico, ma molto di impatto. Ricordiamo che la stessa vernice rosa era stata utilizzata per coprire la statua di Montanelli, durante le proteste dei mesi passati.

La protesta non è stata solo mirata a difendere i diritti delle donne piemontesi ma anche come gesto di solidarietà verso le donne polacche: durante la prima parte della manifestazione, infatti, è stata fatta sentire con le casse una registrazione audio di alcune delle attiviste polacche che spiegava la situazione in Polonia. Erano inoltre presenti in prima persona alcune donne polacche che così hanno detto <Da nove giorni le donne polacche sono uscite per le strade di tutte le città per combattere per l’aborto legale, per l’aborto libero. Oggigiorno col nostro governo, ultra-conservatore, ultra-nazionalista, l’aborto è vietato tranne che in tre condizioni e adesso vogliono anche eliminare una di queste tre condizioni ossia quella relativa alla possibilità di abortire nel caso di grave danneggiamento del feto, di malattie patologiche e di gravi disabilità, anche in questi casi vogliono obbligare la donna a portare avanti la gravidanza e partorire. Contro di questo le donne polacche sono uscite per le strade, sono nove giorni che combattono mentre in Italia sui giornali e i telegiornali non è stato detto niente e non sappiamo perché. Chiediamo allora la vostra solidarietà e un po’ di applausi per queste donne coraggiose>.

Anche il Partito Democratico si è schierato con le attiviste scrivendo su Instagram <Le donne polacche non si fermano. Continuano a scendere in piazza, continuano a far sentire la propria voce, continuano a rivendicare i propri diritti e la propria libertà contro chi vorrebbe riportare le lancette dell’orologio indietro. Era toccato alla comunità LGBTQI+, più volte vittima di vere e proprio campagne d’odio, poi l’aperta ostilità verso le donne. Prima la scelta di abbandonare la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, adesso abolendo la possibilità di abortire persino nei casi di malformazioni del feto>.

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