La pandemia aumenta la fiducia verso la farmacia

di Carlo Cumino

Abbiamo chiesto ad una farmacista di Alpignano che ha chiesto di rimanere anonima di raccontarci come le disposizioni dei decreti influenzino le vite di coloro che lavorano nel settore farmaceutico, i quali sin da marzo sono diventati il primo contatto della gente in questo periodo di emergenza sanitaria, non solo dal punto di vista fisico ma anche telefonico.

Contrariamente a quanto si possa pensare, il lavoro di un farmacista non si ferma solamente alla vendita o alla prenotazione di farmaci per i pazienti. Fra le loro responsabilità ricade anche il dover rifornire i medici di base presenti nella loro zona di competenza sia di medicinali quanto di vaccini.

Tutti risentiamo di questa seconda ondata che (seppur prevista) si è rivelata essere molto più duro dal punto di vista emotivo e lavorativo. A differenza della prima, le farmacie oggi sono più attrezzate e tutelate dal punto di vista protettivo: i dispositivi di protezione come mascherine e gel igienizzanti non sono solo presenti, ma anche venduti.

Anche se sono infatti lontano i giorni di marzo caratterizzati dalle carenze di mascherine o di altri dispositivi di protezione, negli otto mesi di pandemia, si è visto cambiare il modo in cui i pazienti si approcciano al COVID.

Durante il clima di emergenza del lockdown di marzo le persone si muovevano con più calma nelle loro attività. Il virus del COVID era una cosa nuova e sconosciuta, di cui sia i pazienti che medici e farmacisti cercavano di capire il funzionamento. Viceversa, la crescita dei positivi verificatasi dopo settembre ha comportato un aumento di lavoro non solo per gli ospedali, ma anche per i medici di famiglia che non hanno più potuto occuparsi dei propri pazienti come prima, dando loro le prime e più importanti informazioni di carattere medico.

Le farmacie sono in prima linea

Molte persone, quindi, hanno cominciato a rivolgersi alle farmacie per avere un primo consulto sono in materia di salute, senza passare prima dal loro medico di base. Ciò ha portato i farmacisti ad aumentare l’assistenza per i pazienti via telefono, canale che le farmacie utilizzano per comunicare e chiedere eventuali chiarimenti a medici di famiglia.

La mancanza d’informazioni sopra descritta, fa sì che ci siano ancora a tutt’oggi che pongono domande in fatto di mascherine, senza capire quale sia l’effettiva differenza fra i vari modelli, e contribuisce a rendere più complicato coordinare i tamponi e la loro processazione. Vi sono farmacie che per risolvere questo problema hanno deciso di appoggiarsi medici del territorio, in modo da dare ai pazienti la possibilità di poter effettuare i tamponi a casa.

Si può affermare che la seconda ondata sia stata i farmacisti di tutta Italia (così come molte altre attività in periodo di pandemia) un momento storico in cui si è dovuto reinventare sé stessi con grande fatica emotiva e lavorativa.

In questo caso specifico, ciò è stato fatto per poter continuare ad approcciarsi al meglio verso la gente che essi hanno il dovere di seguire e consigliare, per non far mai venire meno quella relazione di fiducia fra medici e pazienti che è necessaria alla buona funzione del sistema sanitario nazionale.

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