Ci sono alternative a whatsapp?

di Carlo Cumino

Negli ultimi giorni l’aggiornamento delle condizioni delle privacy di Whatsapp riguardante la condivisione dei metadati con gli altri social di Mark Zuckerberg, ha causato un aumento dei download di app di messaggistica alternative a quella di proprietà di Facebook, già da tempo note per un approccio alla privacy considerato più sicuro rispetto alla concorrente: Signal e Telegram.

Sono due applicazioni che hanno in comune il fatto che prevedono per i loro utenti la possibilità di comunicare senza doversi scambiare necessariamente il numero di telefono e di basarsi su software open-source e non proprietari, la crittografia delle chat pur presentando fra loro molte ed importanti differenze.

Fra le due piattaforme, Signal è quella che al momento è sulla bocca di tutti (sia perché è la app preferita di Edward Snowden sia per via dell’endorsment che ha ricevuto da Elon Mask), ma anche quella che fino ad ora era più di nicchia. Evoluzione delle precedenti RedPhone e TextSecure, a differenza di Whatsapp e Telegram non è gestita da una società privata, bensì da una no-profit che ha come scopo ultimo la tutela della privacy: la Signal Foundation.

Il maggior pregio di Signal è quello di avere chat completamente chiuse e crittografate grazie ad un sistema end-to-end creato ad oc, che consente solo alle due persone coinvolte di aver accesso ai dati e che fa scomparire i messaggi e le immagini inviate dopo un certo periodo di tempo. Un altro punto a favore dell’app della Signal Foundation, inoltre l’unico dato richiesto per la registrazione è il numero di telefono (che funge come una sorta di username personale). Non viene però dato sapere quando una persona sia stata connessa l’ultima volta, inoltre la ricerca dei contatti può avvenire solo all’interno della rubrica telefonica del telefono sul quale è stata scaricata l’applicazione.

Telegram invece è quella al momento più scaricata ed anche versatile, in quanto permette ai vari utenti di poterla personalizzare. È stata creata da Pavel Durov, giovane informatico russo cresciuto a Torino fino al 2001 e oppositore di Vladimir Putin. 

I punti forti di Telegram consistono nella creazione con uno stesso numero di diversi account (anche anonimi), il poter condividere file anche di grandi dimensioni che vengono salvati in un server cloud (è quindi possibile riscaricarli nuovamente, qualora l’utente li cancellasse dal suo dispositivo), il poter suddividere le conversazioni in cartelle, il poter creare gruppi con un massimo di 2000 persone, la possibilità di proteggere il proprio account con PIN e password, ed il poter modificare i messaggi inviati senza il bisogno di cancellarli. Oltre alla creazione di gruppi, la app di Durov permette anche di poter usufruire di un tipo di chat denominato “canale”, utilizzata da diversi personaggi o siti internet per rimanere in contatto con la propria community, poiché permette ai suoi amministratori di inviare messaggi in senso univoco.

A differenza di quelle di Signal, le chat di Telegram non sono sempre crittografate (ciò è possibile solo per le conversazioni ed i gruppi privati), quindi i metadati e la tracciabilità vengono comunque mantenuti nei server della società che gestisce l’applicazione (anche se non vengono condivisi con altre aziende). Ulteriori discussioni si sono avute per la funzione “Persone vicine”, che consente la geolocalizzazione degli utenti (sebbene tale funzione è puramente facoltativa).

Qual è dunque la migliore?  Possiamo dire che siano due piattaforme diverse indirizzate a due utenze diverse: Signal più per i fanatici della privacy, mentre Telegram per chi necessita di condividere file di grosse dimensioni o di stare a contatto con più persone. Le funzioni minori di Signal rispetto a Telegram non sono necessariamente un male, ma ci mostrano come in tutte le cose serva equilibrio: per avere una maggiore privacy e una migliore sicurezza dei nostri dati (la cronologia dei messaggi per esempio), dobbiamo anche essere disposti a rinunciare ad alcune funzioni che necessitano di registrare dei dati per essere forniti e che nel mondo moderno possono essere una comodità.

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