Solo una azienda su dieci partecipa agli appalti

In Italia per realizzare un appalto si impiega un terzo del tempo in più che in media serve a livello europeo: 815 giorni contro 605 della media UE.

A rallentare i lavori sono i numerosi passaggi burocratici che incidono per il 54,3% sui tempi complessivi per completare le opere.

Secondo Confartigianato, il 54,3% del tempo necessario per completare l’opera pubblica in Italia è assorbito dai cosiddetti tempi di attraversamento, calcolati tra la fine di una fase e l’avvio della successiva, che non sono utilizzati per realizzare l’opera, ma vengono impegnati da procedimenti burocratici ed autorizzativi. La lentezza della nostra burocrazia pesa direttamente anche sulle tasche delle imprese che realizzano l’appalto: in Italia, infatti, devono aspettare in media 90 giorni per essere pagate dall’Ente pubblico appaltante, vale a dire il doppio rispetto ai 46 giorni della media Ue e tre volte in più del limite massimo di 30 giorni imposto dalla legge sui tempi di pagamento. La durata della realizzazione delle opere pubbliche è soltanto uno degli ambiti in cui la burocrazia rallenta e blocca la competitività italiana.

 Il nostro Paese è al 23° posto tra i 27 Paesi dell’Unione europea per l’eccesso di complicazioni amministrative e al 58° posto tra 190 Paesi nel mondo per la facilità di fare impresa.

E’ questa la sintesi del report di Confartigianato sui lunghi tempi di realizzazione degli appalti in Italia che sta attualmente penalizzando le 81.422 imprese attive in Piemonte del sistema casa (oltre la metà riguardano l’edilizia) di cui il 48,9% artigiane (39.800 realtà), che impiegano oltre 170mila addetti.

 Infatti, secondo una stima di Confartigianato Piemonte solo il 10% delle imprese artigiane del settore casa (edilizia e impiantistica) partecipa ai bandi pubblici a causa della complessità dell’iter dell’appalto, per le lungaggini burocratiche e per la dilatazione dei tempi di pagamento.

“Per le imprese artigiane risulta difficile essere concorrenziali con le imprese più grandi e strutturate che spesso vengono da fuori. – commenta Enzo Tanino, Presidente di Confartigianato Piemonte Edilizia. Infatti spesso succede che queste vincono gli appalti per poi chiedere alle imprese del territorio di eseguire il lavoro in subappalto a prezzi strozzati”.

A Torino le imprese attive del sistema casa sono 40.072, (20.340 riguardano il settore costruzioni) di cui il 45,2% artigiane (18.114 realtà) che impiegano 80.886 addetti.

A Cuneo le imprese artigiane del sistema casa sono 7.417 che impiegano 32.250 addetti; Alessandria: 3.598 imprese artigiane con 17.858 addetti; Novara: 3.067 imprese artigiane con 13.100 addetti; Asti: 2.457 imprese artigiane con 8.916 addetti; Biella: 1.807 imprese artigiane con 6.438 addetti; Verbano: 1713 imprese artigiane con 6844 addetti e infine Vercelli conta 1.627 imprese artigiane con 6.046 addetti.

Secondo i dati di Confartigianato, pessimi sono anche i dati sui tempi di pagamento dei lavori che vedono l’Italia (assieme al Portogallo), ben distanti dalla media Ue: 90 giorni di attesa, il doppio rispetto ai 46 giorni della media Ue, tre volte il limite massimo di 30 giorni imposto dalla direttiva comunitaria.

“Occorre ricordare che le regole del Recovery Plan sono europee e quindi procedure di certo condivise, rispettose di leggi e obiettivi, ma anche snellite dall’aggravio di inciampi e ritardi burocratici  – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte – L’Italia tra incertezze e crisi di governo, tra progetti ancora da discutere e approvare si troverà fanalino di coda in Europa per la realizzazione concreta delle opere, infatti da mesi si parla dell’attuazione dei programmi del Recovery Fund ma nella realtà non ancora viene reso pubblico un progetto, si spera che il nuovo Governo possa segnare un cambio di passo, e presentare entro il termine di scadenza il Recovery Plan”.

“La burocrazia è, da sempre, il male da estirpare.  – conclude Felici– Una delle grandi sfide da vincere con il Recovery Plan consiste proprio nel semplificare e snellire la mole di costosi e inutili adempimenti che pesano sulle aziende e sul Paese e nel rendere la macchina amministrativa capace di scaricare il potenziale del Piano con una efficace programmazione e gestione delle sue misure”.

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