Il PD in mezzo al guado

di Paolo Furia*

Sette segretari in quattordici anni di vita. Un record davvero importante, raggiunto dal Partito Democratico, a fronte di una relativa stabilità degli altri partiti italiani, eccezion fatta forse solo per il Movimento 5 Stelle (anche se i riferimenti “ombra, Grillo e Casaleggio, sono sempre gli stessi).

Segno di vitalità democratica? Senz’altro sì, ma anche segno di una difficoltà a stringersi intorno alle nostre leadership nel momento del bisogno, a “lavare i panni sporchi in casa” (come si conviene ad una comunità), e forse anche segno di una certa instabilità di sistema che andrebbe affrontata ripensando i fondamentali.

Quali modi e forme devono essere messe in campo per consultare la base democratica, la base degli iscritti, su alcune scelte dirimenti che riguardano strategia e politiche?

Come far vivere un sano pluralismo di culture e identità diverse senza degradare in correntismo sfrenato, in cui la fedeltà al singolo capo conta di più di merito, competenza, rappresentanza territoriale e idee?

Come evitare che il nostro partito sia perennemente alla conta, in questo “spezzatino” tra congressi circoli e federazioni in un anno x, regionale in un anno y e nazionale in un anno z?

Come far convivere nuove forme di partecipazione, peraltro previste dal nostro statuto, quali i circoli tematici e online, con quelle tradizionali più legate all’appartenenza territoriale?

Attraverso quali modelli si può finanziare il partito – e non le singole fondazioni o correnti – dando una mano soprattutto ai territori che stanno chiudendo le sedi e non ce la fanno?

Sono queste le domande, molto concrete, a cui occorre dare risposta quando si dice che bisogna riformare il partito, rendendolo più permeabile e più aperto. Se non si affrontano con intelligenza e concretezza queste domande, tutti i ragionamenti sulle forme del potere interno al partito sono destinate a rimanere senza risposta.

Il nostro partito regionale ha deciso di strutturare una segreteria sulla base dei pesi congressuali, di tutte le mozioni, per rispettare l’orientamento politico degli elettori alle primarie; affidando deleghe tematiche, per insistere sul carattere tematico, programmatico e progettuale della segreteria; attivando una forma di consultazione permanente con i segretari provinciali, per affrontare un gap di rapporto tra centro e periferia molto spesso a ragione denunciato passato; realizzando un gruppo regionale dedicato alla comunicazione basato, per il momento, sul volontariato e la disponibilità di tante e tanti iscritte/i al partito in tutta la regione. Molto resta da fare per rendere la nostra comunità più unita e solidale.

Sul piano politico, alcuni elementi di prospettiva devono essere riaffermati con forza: dobbiamo essere riconosciuti come il partito dell’ambiente, della salute non solo in ospedale, ma nel territorio, il partito amico di una fiscalità giusta, non oppressiva, progressiva, il partito che vuole riformare gli ammortizzatori sociali per aiutare le partite iva più piccole e i precari, il partito che vuole assumere i giovani nella pubblica amministrazione e difendere i diritti degli individui e delle comunità.

Possiamo ripartire, perché abbiamo tante qualità e tanti punti che ci uniscono. La solidarietà rivolta a Zingaretti nell’atto delle sue dimissioni da tanti militanti, in alcuni casi associata ad un invito, più o meno esplicito, a ritirarle, per guidarci nel difficile momento attuale e per completare il percorso di rinnovamento interno promesso, lascia ben sperare. Siamo in mezzo al guado, indietro non si torna, fermarci è impossibile, non ci resta che andare avanti, con tutte le nostre forze.

*Segretario Regionale PD

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