La Polizia di Stato compie quarant’anni: intervista al Sostituto Commissario Salvatore Neglia


Il 1° Aprile 2021 per i Poliziotti Italiani è un anniversario importante, quello del traguardo dei 40 anni della legge 121 varata nel 1981, con la quale il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza si è trasformato nella Polizia di Stato.

Abbiamo intervistato Salvatore Neglia, da quarant’anni nella Polizia di Stato ed oggi Sostituto Commissario nonché Dirigente del Sindacato Siulp di Torino.

Le chiediamo se ha vissuto gli anni della Riforma della Polizia di Stato?

“Io ricordo molto bene quella fase evolutiva all’interno dell’allora Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, ero un giovane diciannovenne ed il primo aprile 1981 – per la prima volta – ho messo piede all’interno della Scuola Allievi delle Guardie di P.S. di Alessandria e segnatamente alla 5^ Compagnia.

All’epoca si respirava aria di militarismo nella scuola di addestramento in quanto sino al giorno precedente si erano indossate le stellette militari al bavero dell’uniforme e quando la legge venne attuata vedemmo il cambiamento proprio nello “spogliarsi” di quelle “stellette” ed indossare i nuovi alamari che segnavano la fine di un’epoca.

Con l’avvento della riforma ho aderito sin da subito al Sindacato di Polizia SIULP nel corso del quale da semplice iscritto divenni dapprima delegato per poi diventarne consigliere nazionale. Ma nonostante tali cariche ho sempre espletato servizio attivo senza avvalermi di distacchi sindacali perché ho sempre amato la mia professione che mi ha fatto crescere sia culturalmente che professionalmente.

Nel corso degli anni ho percorso quasi tutti i gradi, questo grazie anche a dei concorsi interni arrivando all’odierna qualifica. Ciò stava a significare che il Ministero dell’Interno ha fatto crescere professionalmente chiunque volesse andare avanti in carriera dedicandosi allo studio di materie giuridiche e mettendosi in gioco con sé stessi e con gli altri colleghi.”

Come considera la Riforma della Polizia di Stato?

“La riforma io la considererei come un cambiamento epocale e dal grande valore simbolico perché avvenuto in un momento storico particolarmente delicato per il nostro Paese, segnato nel profondo da diverse forme di terrorismo, affollato nelle piazze dove sfilavano i cortei di protesta ed approdavano le lotte sindacali.”

Quali miglioramenti  vi ha dato la riforma?

“Vi fù un netto miglioramento del trattamento retributivo, questo anche grazie ai Sindacati di categoria, la particolare attenzione agli apporti formativi più avanzati ed un maggiore coordinamento con gli altri Corpi di Polizia che hanno rappresentato ulteriori contenuti basilari della riforma.

Non vi è dubbio che la riforma ha consentito una modernizzazione dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza, determinando nuove forme di comunicazione che, rispetto al passato hanno consentito di stabilire una relazione diversa tra poliziotto e cittadino; una comunicazione che ha permesso alla Polizia di Stato di evolversi, avvicinandosi come istituzione alla collettività.

Una delle tappe più significative che si deve alla legge 121 del’81 è sicuramente quella che fa della Polizia di Stato la prima forza dell’ordine ad arricchirsi della presenza delle donne, con una scelta dirompente se solo si considera il momento storico in cui fu intrapresa. In quegli anni, la modernizzazione dell’Italia è sicuramente passata attraverso il riconoscimento alla donna di nuove professionalità, che hanno consentito di superare alcuni stereotipi legati all’identità femminile.

Così, la riforma della Polizia di Stato, e la sua trasformazione da corpo militare in corpo civile ad ordinamento speciale, ha comportato non solo la possibilità di integrare tra i propri appartenenti anche persone che avevano esperienze lavorative precedenti e scolarizzazioni diverse, ma ha consentito anche alle donne di coprire tutti i ruoli, compiendo un percorso nient’affatto semplice contro i luoghi comuni, che le consideravano inadatte a una professione nata come “maschile”. Oggi, infatti le donne appartengono ad ogni ruolo della Polizia, da quello dei Funzionari a quello degli Agenti, con un’unica grande passione che li accomuna: il servizio a tutela dei cittadini.

Ha avuto riconoscimenti rilevanti nella sua carriera?

“Se dovessi parlare di tutta la mia carriera e dei vari riconoscimenti non basterebbe un intero pomeriggio per narrarla, posso riassumere dicendo di aver ricevuto vari riconoscimenti tra i quali: Encomi solenni dal Ministro, Lodi dal Capo della Polizia oltre che a medaglie: di bronzo, argento ed oro per meriti di servizio, ma il riconoscimento a mio avviso più rilevante l’ho ricevuto nel 2003 dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi che mi ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.”

Concludendo che messaggio vorrebbe trasmettere a chi svolge la sua professione ed in particolare ai giovani che la intraprenderanno?

“Per questo importante anniversario, nel quale si valorizza la nascita di una Polizia caratterizzata da una forte identità civile e che il Presidente della Repubblica ha definito come “un Corpo dello Stato che i cittadini riconoscono come amico, accessibile ed aperto, un elemento di coesione”, voglio dire ai giovani che hanno intrapreso questa professione che la riforma della Polizia ha fatto capire un altro basilare concetto ad ogni poliziotto, che prima di tutto siamo cittadini e pertanto bisogna agire sempre e comunque con il buon senso, questo elemento caratterizzante diventa significativo per guadagnarsi la fiducia dei cittadini. Solo così, a mio parere, si è veramente dei veri professionisti della sicurezza, perché non dobbiamo dimenticare, che la Polizia di Stato espleta le proprie funzioni al servizio delle Istituzioni democratiche ma anche e soprattutto dei cittadini.”

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