Laura Castelli (M5S) condannata per diffamazione

Il tribunale di Torino ha condannato per diffamazione aggravata la viceministro dell’Economia Laura Castelli.

Il procedimento riguardava un post su Facebook di maggio 2016 nel quale criticava una candidata Pd alle elezioni amministrative, Lidia Roscaneanu, che posava in una foto con Piero Fassino. “Che legami ci sono fra i due?” scriveva Laura Castelli. “Fassino dà un appalto per il bar del tribunale a un’azienda fallita tre volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. La procura indaga. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quantomeno inopportuno… che ne dite?”.Sotto il post i commenti erano stati particolarmente offensivi: “sono dei delinquenti”, “basta aprire le gambe”, solo per citare i meno volgari.

“Quel post mi ha cambiato per sempre la vita. Ho ritirato la mia candidatura perché dopo quell’episodio tutti mi chiedevano, alludendo alla foto e a centinaia di commenti. Battute sessiste e insinuanti, forse anche perché sono giovane e di origine romena”: ha raccontato così in aula, quello che accadde all’epoca la ragazza che ha querelato l’onorevole grillina Laura Castelli, e viceministro all’Economia, per diffamazione.

All’origine di tutto un post che l’onorevole grllina ha pubblicato su Facebook nel maggio 2016 commentando una foto scattata in campagna elettorale che immortalava lei e l’allora candidato sindaco, in corsa per la rielezione, Piero Fassino. La Castelli è stata condannata a una sanzione di 1.032 euro e dovrà pagare 5mila euro alla parte civile.

 “Il post pubblicato il 7 giugno del 2016 sul mio account pubblico non aveva contenuto diffamatorio, ma era diretto a far emergere una notizia di interesse pubblico, inerente alla gara d’appalto irregolare relativa al bar del Palagiustizia di Torino – afferma Laura Castelli alla luce della sentenza – Per questa vicenda, lo scorso 21 marzo (quella dell’appalto truccato, ndr), il Tribunale di Torino ha emesso una sentenza di condanna a carico di otto imputati. La veridicità del fatto oggetto del post  è il fondamento dell’esercizio di critica politica garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Rispetto la sentenza, ma presenterò appello, certa che nel giudizio di secondo grado verrà riconosciuta la scriminante dell’esercizio del diritto di critica politica”.

Si dimetterà come prevede il codice etico del M5S??

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