Addio, comandante Berlanda

di Rosanna Caraci

Questa mattina, nel sonno, serenamente, è morto il comandante partigiano Franco Berlanda nato a Trento il 21 novembre del 1921, già capitano in artiglieria da montagna, docente universitario, illustre architetto, consigliere provinciale del PCI, amico di Picasso, di Le Corbusier, di Giulio Einaudi (troppi i personaggi del novecento che andrebbero citati), iscritto al PD e all’ANPI.

Cosa colpiva di Franco Berlanda era il piglio forte dell’autentico comandante, lo sguardo lucido, diretto, il portamento fiero come quello di chi ha una missione da compiere, senza mai abbassare l’attenzione. Sempre elegante, quasi impeccabile: alla precisione militare coniugava l’estro dell’artista, la battuta sagace, la risata. E’ stato la conoscenza, la fonte, il riferimento: l’uomo che ha contribuito a liberare Torino, dopo aver espugnato Cuorgnè e aver messo in fuga i fascisti.

<Non solo i caduti ma tutti coloro che hanno combattuto, dai partigiani ai sappisti, alle staffette: tutti coloro che hanno contribuito alla liberazione di questo Paese dal nazifascismo meritano di essere onorati. E’ un obbligo morale verso chi ci ha permesso, a fronte del sacrificio spesso più alto, di poter vivere in una democrazia> diceva Berlanda.  Propose, e ottenne con l’on. Umberto D’Ottavio allora in Parlamento e firmatario della proposta di legge, che venissero riconosciuti nel settantesimo della Liberazione, i cavalierati a chi aveva sacrificato la propria gioventù per la libertà.

I Funerali saranno martedì 2 luglio, ore 15,30, al cimitero Monumentale, Tempio Cremazione.

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