Marta Del Grandi: eleganza pop e visioni leggere sul palco di Hiroshima Mon Amour
La data torinese a Hiroshima Mon Amour conferma ancora una volta la solidità e il fascino del percorso di Marta Del Grandi. La cantautrice trentottenne di Abbiategrasso conserva quell’immediatezza comunicativa che l’ha resa riconoscibile, ma la mette oggi al servizio di una scrittura sempre più consapevole. Il nuovo album segna infatti un ulteriore passo avanti rispetto a Selva: un equilibrio riuscito tra ricerca sonora e chiarezza melodica, sostenuto da una voce distintiva e magnetica.

Ad aprire la serata è la bolognese Maju, che presenta brani tratti da Still Becoming e anticipazioni di nuovi lavori: un set breve ma efficace, capace di conquistare rapidamente il pubblico grazie a una scrittura delicata e a un’interpretazione già matura.
Sul palco, accanto a Del Grandi, una band affiatata: Vito Gatto (violino ed elettronica), Antonio Marmora (batteria) e Michele Caiazzi (chitarra e basso), presenza che contribuisce a dare dinamismo e profondità agli arrangiamenti. L’avvio del live ricalca la sequenza del disco, tra aperture pop, pulsazioni ritmiche e momenti più sospesi.

Dal vivo, Del Grandi si muove con naturalezza tra leggerezza e intensità: gioca con il pubblico, scherza con i musicisti, ma soprattutto traduce le canzoni in un linguaggio corporeo fatto di gesti e immagini, quasi una coreografia spontanea. Brani come You Could Perhaps diventano così vere e proprie visioni, sospese tra dimensione intima e slancio immaginifico.
Il risultato è un concerto che scorre con grazia, senza mai appesantirsi: una boccata d’aria fresca, capace di unire ricerca e accessibilità, emozione e leggerezza. Con Marta Del Grandi, ormai, si va sul sicuro.



