In fuga dalla Spagna

di Athena Pesando

Il 23 gennaio sono arrivata a Madrid per il progetto Erasmus.

In Spagna, fino a una settimana fa, sembrava che il Covid-19 non esistesse: scuole e attività commerciali aperte, gente per la calle a suonare e cantare, nei pub a bere cerveza, nelle discoteche a ballare reggaeton… Gli spagnoli hanno una cultura molto simile a quella del sud Italia: fatta di colori, musica, convivialità e contatto fisico, cultura che in questi due mesi di Erasmus mi ha fatto innamorare della Spagna e dei suoi abitanti, ma che ha permesso al virus di cogliere tutti di sprovvista con un picco di contagi più rapido di quello italiano. Nel giro di circa tre giorni è successo tutto: il governo spagnolo ha chiuso scuole, università, discoteche e vietato manifestazioni ed eventi nella regione di Madrid, focolaio principale dell’epidemia (per fare un paragone potremmo dire che Madrid è stata un po’ la Milano spagnola). Il giorno dopo sono stati chiusi tutti i collegamenti diretti con l’Italia: attualmente non esistono voli, treni, bus, niente che parta dalla Spagna e arrivi direttamente in Italia. Dopo pochi giorni, è arrivata la quarantena anche lì. Niente di diverso da quello che è successo in Italia, ma con la differenza che in Spagna attualmente si stima ci siano circa 47mila italiani, tra studenti, lavoratori e turisti, che ora sono letteralmente bloccati fuori dal bel paese.

Quando hanno iniziato con la chiusura di scuole e discoteche la reazione di chi mi stava intorno è stata piuttosto rilassata. I primi a capire dove stavamo andando sono stati sicuramente gli altri italiani, che avevano vissuto indirettamente la situazione dell’Italia tramite i propri amici e familiari, così molti di noi si sono iniziati a chiedere quale fosse la cosa giusta da fare: tornare a casa e fare la quarantena con i propri cari vicino o aspettare che la quarantena arrivasse, inesorabilmente, anche a Madrid? Tutti noi avevamo malvisto la presa d’assalto dei treni avvenuta a Milano la famosa “notte delle zone rosse”, avremmo fatto la stessa cosa anche noi, tornando a casa? Non so tutt’ora se esista una risposta assoluta a queste domande. Io sono arrivata alla conclusione che le situazioni avevano si delle similitudini, ma anche delle rilevanti differenze. Innanzi tutto la Spagna ha al momento meno contagiati dell’Italia, quindi non si passa da una zona ad alto contagio ad una a basso contagio, ma il contrario, per non parlare del fatto che sia in Spagna che in Italia ci saremmo comunque tutti fatti la quarantena, non avendo quindi comunque la possibilità di contagiare/essere contagiati, inoltre essere nella propria nazione in un momento di crisi sanitaria non è come essere in una nazione che non è la tua, dove parlano una lingua che parli male, con una sanità che neanche sai bene come funziona.

 Mentre ci chiedevamo cosa fare e non fare, le istituzioni ci hanno risposto: molte università hanno iniziato a mandare mail ai ragazzi Erasmus consigliando di rientrare e così molti di noi hanno deciso di tornare, nel mentre però erano stati già cancellati tutti i collegamenti diretti tra Spagna e Italia, l’unico modo per effettuare il rimpatrio era diventato passare attraverso terzi paesi dell’Unione Europea, utilizzando voli ormai diventati molto costosi (alcuni arrivavano a 400-500 euro). Qualcuno ha fatto così, ad altri è andata male: un amico della mia coinquilina aveva preso un volo che faceva scalo a Zurigo, peccato che una volta arrivato lì gli hanno comunicato la cancellazione del volo per l’Italia, ed è rimasto bloccato a metà strada, senza neanche una casa in cui stare. Io sono fortunatamente riuscita a tornare a casa volando su Lione e prendendo poi un treno, 10 ore di viaggio e oltre 300 euro di spesa per una tratta che “in tempi di pace” si fa in un paio di ore tramite comodi voli low-cost da 20-30 euro.

Molti ragazzi hanno scritto alla Farnesina e all’Ambasciata per capire come muoversi, ma pare che la situazione sia più complicata del previsto: era stato ipotizzato un volo di rimpatrio per gli italiani bloccati in Spagna ma per ora ancora niente, in tutto ciò è scattata la quarantena anche lì (non si esce di casa se non per i beni di prima necessità). Il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, ha dichiarato che si stanno muovendo per risolvere questa situazione il prima possibile, così si legge su diverse testate giornalistiche. La situazione attuale non rientra in nessuno schema d’azione, non ci sono precedenti e coglie tutti impreparati. Al momento stiamo continuando anche noi a fare lezione online, come chi studia nelle università italiane, quel che possiamo fare è attenerci a ciò che dicono le autorità competenti e sperare di poter al più presto tornare alla normalità e riprendere il nostro Erasmus.

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