Così si vive al fronte contro il virus


di Chiara Barison

Tutti gli ospedali sono stati riorganizzati per permettere di gestire l’emergenza nel migliore dei modi, mettendo al primo posto la tutela della salute pubblica. Per esempio al San Luigi di Orbassano la terapia intensiva coronarica è stata completamente ripensata e i suoi pazienti dirottati in altre strutture. Si tratta di un reparto che in “tempi di pace” conta un massimo di otto letti, ora aumentati a diciotto e tutti occupati da pazienti colpiti dalla grave insufficienza respiratoria causata dal virus.

La struttura è stata suddivisa in “zona verde” e “zona rossa”, quest’ultima esclusivamente dedicata a pazienti Covid-19 positivi e accessibile solo al personale sanitario preposto. 

È cambiata la routine ospedaliera: in un luogo in cui l’igiene è costantemente di alto livello, ci si trova a dover fare i conti con una gestualità nuova, ancora più accorta. Gli addetti ai lavori sono tenuti ad indossare camici monouso, mascherine, protezioni per gli occhi e guanti (quelli sterilizzati iniziano a scarseggiare) che, nel loro complesso, rendono i turni ancora più estenuanti. Si suda, si respira male e ci si destreggia tra i pazienti con estrema fatica. Anche le azioni fisiologiche e apparentemente banali diventano gravose: bere un goccio d’acqua, recarsi alla toilette, respirare. Ogni gesto è misurato per sprecare il minor tempo ed energie possibili. I tempi concitati, imprevedibile il numero dei pazienti che arriveranno ogni giorno. Un’incognita i turni lavorativi, adeguati giorno per giorno in base alle esigenze.

Per non parlare del macigno emotivo che medici ed infermieri sono costretti a portarsi dentro. Il senso di impotenza soffoca più di un’asfissiante mascherina. Sono chiamati a fronteggiare una crisi senza precedenti e in tempi più che mai ristretti. Il Covid-19 non permette ai propri avversari di soffermarsi a pensare, bisogna agire immediatamente.

Le lamentele per la quarantena forzata tra le accoglienti mura di casa, circondati dai propri cari, non smettono di risuonare sui social. La maggior parte della popolazione è chiamata a dare il proprio contributo non uscendo dalla propria abitazione portando pazienza. Leggere quel libro rimasto sul comodino da troppo tempo può essere un buon modo di occupare le ore, rilassandosi.

Medici e infermieri, al contrario, oltre a sopportare ore in corsia estenuanti fisicamente ed emotivamente, tornano a casa con la paura di contagiare i propri cari. Non è più il posto accogliente in cui distendere i nervi, ma il luogo da non contaminare. Scatta l’isolamento dal resto della famiglia,  ci si reca nelle aree comuni con la mascherina per precauzione, se possibile si utilizza un bagno diverso. La cronaca ci insegna che non basta osservare tutte le cautele, anche il personale sanitario si ammala e soccombe al virus.

Parliamo di persone che lottano per altri esseri umani, correndo rischi enormi. Il giuramento di Ippocrate recita “…giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale”. Risuona come un insegnamento più che mai attuale: ognuno di noi dovrebbe imparare a tutelare l’altro, nei limiti delle proprie possibilità, anche a costo di sacrificare la propria libertà. Perchè io sono l’altro, tutelandolo proteggo me stesso.

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Un pensiero riguardo “Così si vive al fronte contro il virus

  • Marzo 26, 2020 in 6:51 pm
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    Un augurio e un incoraggiamento a non mollare mai. Se ognuno di noi fa la sua parte allora si che tutto andrà bene 🙏🙏

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