IL CONTAGIO DELLE PAROLE

di Chiara Lovera*
Le parole non solo descrivono la realtà, ma la creano e trasformano la percezione che abbiamo di essa.
Abbiamo tutti bisogno di parole che ci raggiungano e toccandoci, ci proteggano. Nessuno di noi ha bisogno di parole che infettano la nostra mente di angoscia e paura.
In questi giorni di emergenza sanitaria l’attenzione alle parole e alle informazioni che in esse sono contenute è diventata una vera e propria emergenza nell’emergenza. Tanto che l’OMS già a febbraio allertava sul pericolo di una vera e propria epidemia di informazioni e spesso false o ingannevoli, si tratta dell’infodemia, cioè : “la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili” .

Uno dei pericoli della quarantena è proprio l’ indigestione di informazioni che può produrre effetti deleteri rispetto alla percezione stessa della realtà attuale: da un lato, infatti, il rischio è quello di accrescere la preoccupazione e generare reazioni mosse dalla paura, dall’altro l’eccessiva esposizione agli stimoli informativi può portare ad una diminuzione delle risposte cognitive di fronte ad essi e ad un conseguente disinteresse per quanto sta accadendo oltre ad una perdita di fiducia nelle Istituzioni politiche e scientifiche.

Il consiglio per proteggersi da questa epidemia informativa è quello di consultare gli aggiornamenti non più di due volte al giorno e di selezionare le fonti da cui provengono le notizie privilegiando i canali ufficiali e istituzionali ( http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus ;
http://www.epicentro.iss.it/coronavirus ) in modo da trovare non solo resoconti attendibili, ma anche espressi con un linguaggio adeguato per chi non è addetto ai lavori.
Conoscere un accadimento aumenta il nostro senso di padronanza ma, come abbiamo visto, un’ininterrotta connessione alle notizie attraverso i social o la televisione crea un circolo vizioso in cui è facile restare intrappolati trasformando in illusorio il controllo su di esso.

Un’altra considerazione è sulla scelta delle metafore utilizzate per descrivere l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo perchè possono modificare il nostro atteggiamento verso di essa.
La metafora bellica, il rimandare ad una guerra da vincere, ad una lotta per contrastare un nemico invisibile – il virus – si diffonde in ambito medico nell’Ottocento grazie alle scoperte di Pasteur sul legame tra i virus e la diffusione delle malattie infettive. Questa immagine può, nell’immediato,
creare una forte coesione tra la popolazione e le Istituzioni o rafforzare il legame fra medico e paziente per affrontare la malattia, inoltre, credo che a livello psicologico gratifichi il bisogno di rispondere a ciò che – il contagio – è sentito come un attacco e al bisogno di sentirsi potenti di fronte a qualcosa di sconosciuto e imprevedibile.
Questa metafora, però, sul lungo termine, può portare a cercare un colpevole/untore come i fatti di cronaca hanno anche recentemente attestato o a non accettare completamente la realtà che, in fondo, ci vede impreparati e costretti ad operare per tentativi ed errori. Inoltre, la metafora bellica rischia di non considerare – in una prospettiva futura – altri fattori che potrebbero aver contribuito alla diffusione del virus come l’inquinamento o lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali,
dimenticando che l’uomo è interconnesso con l’ambiente che lo circonda e non semplicisticamente padrone o fatalisticamente vittima dell’ecosistema in cui si muove.
Un altro esempio di quanto possa essere fuorviante l’uso del linguaggio in situazioni di emergenza è lo slogan #andràtuttobene che può essere interpretato come un augurio benevolo, ma che nasconde il pericolo di relegarci in una posizione passiva rispetto al nostro atteggiamento per affrontare l’emergenza.

#Andràtuttobene ha il sapore del pensiero magico infantile, come se fosse una sorta di incantesimo che ci condurrà, come per magia, al di là di quanto stiamo vivendo: è importante mantenere un atteggiamento di speranza e fiducia verso il futuro, ma è altrettanto importante comprendere i nostri reali limiti e le nostre reali possibilità in questo frangente; non siamo del tutto in balia degli eventi perchè ciascuno di noi, grazie ai propri sforzi, è un ingranaggio del meccanismo che condurrà alla risoluzione di questa crisi sanitaria globale.

  • psicologa e psicoterapeuta dell’età volutiva
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Un pensiero riguardo “IL CONTAGIO DELLE PAROLE

  • Aprile 9, 2020 in 6:44 am
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    L’articolo di Chiara Lovera tocca oggi un argomento davvero importante, non solo per questo periodo di emergenza ma le sue raccomandazioni sono valide sempre anche nell’ordinaria amministrazione.
    La globalizzazione e i nuovi mezzi di comunicazione “easy” ci mettono di fronte ad una circolazione senza tregua di dati e informazioni: i famosi “big data”, miliardi di informazioni il cui tasso di crescita segue ormai la logica che ogni anno si raddoppiano; lascio immaginare cosa vuol dire questo!!
    Siamo naturalmente tutti coinvolti e responsabili con il facile “copia e incolla” e “inoltra”!
    I big data sono roba da macero se non si sanno discriminare e separare il vero dal falso e tirar fuori il dato di sintesi, il dato chiave; questo è difficile anche per gli esperti, figuriamoci per tutti gli altri.
    E quindi giustamente: non imbottirsi di notizie a tutte le ore, solo fonti ufficiali e qualificate, non rimbalzare con effetti moltiplicatori sbagliati e deleteri.

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