Fase 2: vuoi essere tracciato?

di Carlo Cumino

Ben 139 è il numero totale dei progetti di contact tracing (letteralmente, tracciamento dei contatti) per gestire la tanto attesa “Fase 2” della quarantena seguito dell’apertura del concorso da parte del ministro dell’innovazione Paola Pisano ai primi di aprile.

L’identikit richiesto per la soluzione online (non sono stati soli presentati progetti di applicazioni, ma anche di protocolli online) si basava su specifiche le linee guida stabilite dal ministero: un programma con licenza open source (cioè con un codice liberamente consultabile e modificabile dagli utenti) da scaricare su base volontaria e che garantisca l’anonimato degli interessati in base alle raccomandazioni di contact tracing emanate dalla Ue, le quali  – oltre ad anonimato dei dati e volontarietà – comprendono l’utilizzo di tecnologia Bluetooth (quindi tracciamento senza geolocalizzazione), la cancellazione dei dati personali al termine dell’emergenza e l’interconnettività con le applicazioni simili sviluppate in altri paesi dell’Unione.

Progetto vincitore è stato quello dell’ applicazione Immuni, sviluppata dalla collaborazione fra la software house italiana Bending Spoons (nata nel 2013 e specializzata in applicazioni dedicate a fitness e benessere) e dalla rete di poliambulatori Centro medico Santagostino.  Al momento l’applicazione è ancora in fase di sviluppo, quindi siamo lontani dalle fasi di beta-test (in cui saranno verficati eventuali errori di sistema, i cosiddetti bug) e di rilascio.

Come si può leggere nell’ordinanza del commissario straordinario Domenico Arcuri più in linea con i parametri del consorzio europeo Pepp-PT, un consorzio paneuropea che si occupa di sviluppare strumenti comuni nel contrasto della pandemia e che può quindi soddisfare meglio il parametro di interconnessione richiesto.

Come funzionerà ‘Immuni’

Le caratteristiche tecniche non sono ancora state rivelate. Quello che è noto è che la nuova app funzionerà non tramite geolocalizzazione (come quelle che impegnano tecnologia GPS), ma con il già citata tecnologia Bluetooth.

Il nome di questa tecnologia è inglese e letteralmente significa “dente azzurro”, in quanto omaggio al re Aroldo I, unificatore della Danimarca chiamato così perché ghiotto di mirtilli. Si tratta semplicemente di una tecnologia di connessione senza fili (simile agli infrarossi) che impiega onde a bassa frequenza che permette a diversi dispositivi di entrare in contatto fra loro.  Immuni quindi non avrebbe accesso ai contatti della rubrica e non comunicherebbe quindi la posizione delle persone, bensì registrerebbe quando due smartphone su cui è installata entrano a contatto a meno di un metro fra di loro, comunicando la distanza, l’ora e la durata del contatto, assegnando ad ogni telefono un codice temporaneo anonimo.  

Agli utenti spetterà di comunicare ad ‘Immuni’ il loro stato di salute tenendo aggiornato il diario clinico incluso all’interno del software segnalare giorno per giorno le loro condizioni di salute. Solo nel caso in cui una persona risulti positiva, le informazioni del diario dovranno essere condivise con gli operatori sanitari in modo da poter inviare in forma anonima una notifica alle persone con cui il suo telefono è entrato in contatto.

Come già scritto la scelta di scaricare o meno l’applicazione è facoltativa, tuttavia sia il ministro Pisano che il garante della privacy Antonello Soro hanno osservato che per garantirne l’efficacia dovrà scaricarla almeno il 60% della popolazione.

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