FASE 2 DELLE AUTOSCUOLE PIEMONTESI: “RIPARTENZA LENTA E COSTOSA”


di Chiara Barison

Lunedì 4 maggio è iniziata la fase due anche per le autoscuole che, come le altre attività commerciali ritenute non essenziali, hanno chiuso i battenti per due mesi a seguito dell’entrata in vigore delle misure governative di contenimento della pandemia.

Si tratta però di una ripresa in concreto fittizia: “Di fatto, la fase due delle autoscuole non è ancora iniziata – spiega Lorenzo Forneris, segretario UNASCA per la provincia di Torino l’attività principale è quella didattica: teoria, pratica, esami di guida, corsi professionali. Tutti questi aspetti per ora sono fermi”.

L’UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole Studi Consulenza Automobilistica), in qualità di associazione di categoria più importante del territorio, ha deciso di portare l’attenzione della Regione Piemonte sulle problematiche delle autoscuole attraverso un video indirizzato al Presidente Alberto Cirio.

“Si tratta di un collage di video rappresentativo della categoria – racconta Lorenzo Fornerispare che ieri sera una collega abbia ricevuto una telefonata da Alberto Cirio in persona: ha trovato simpatico il video. Noi non abbiamo voluto criticare il Presidente. Volevamo sottolineare la nostra presenza, perchè non leggere in nessuna delle disposizioni un riferimento alla nostra categoria ci preoccupa fortemente”.

La principale fonte di preoccupazione è rappresentata dalla mancata menzione delle autoscuole tra le beneficiarie del Bonus Regionale a fondo perduto in discussione nel Provvedimento Riparti Piemonte: “Dobbiamo sostenere dei costi fissi notevoli per la gestione dei locali in cui esercitiamo la nostra attività e per la manutenzione delle attrezzature e dei veicoli”.

Al momento, le autoscuole non possono fornire i servizi che costituiscono la componente più importante del fatturato annuo, ossia il conseguimento delle patenti. Devono limitarsi allo svolgimento di pratiche auto, come il rinnovo delle patenti che “raggiunge a malapena il 10% del fatturato di un’autoscuola, quindi lo stato di crisi è elevato” ammette Forneris.

Le 460 autoscuole piemontesi hanno cercato di far fronte all’emergenza proponendo loro lezioni di teoria a distanza ai propri allievi. “L’e-learning non sta però riscuotendo un grande successo – lamenta Forneris – oltrettutto non c’è un orizzonte di ripresa degli esami, sia teorici che pratici. Ogni nostro sforzo viene depotenziato”.

Lezioni quindi pressochè inutili vista l’incertezza sulla ripresa delle attività della Motorizzazione, cui le autoscuole sono inevitabilmente legate per lo svolgimento di esami di teoria e pratica.

Il rapporto con gli Uffici della Motorizzazione Civile non era idilliaco nemmeno prima  dell’emergenza sanitaria a causa della scarsità di organico ormai cronica: “La provincia di Torino patisce da anni una carenza di esami. Quando riprenderanno non sappiamo quanti allievi potremo inserire e quanti esaminatori saranno disponibili”.

Al momento è al vaglio della task force guidata da Vittorio Colao un protocollo di intervento per l’attuazione delle misure di protezione. “Si tratta di interventi che hanno un costo: noi non possiamo modificare i rapporti contrattuali già pattuiti con gli allievi prima dell’emergenza. Dovremo compensare le perdite che inevitabilmente saremo costretti a sostenere per poter adeguare le nostre procedure” fa presente il segretario provinciale UNASCA.

“I corsi di formazione professionale, ad esempio, prevedono la frequenza obbligatoria. Le tariffe sono state concordate all’inizio del corso e i conseguenti versamenti già effettuati, a cui però si aggiungono dei costi per poter garantire il distanziamento sociale in aula”.

Verrà intaccata la capienza delle aule: per rispettare le disposizioni in materia di distanziamento sociale sarà necessario formare gruppi più piccoli con conseguente aumento dei costi. Meno frequentanti, più costi.

Un’ulteriore ragione che giustifica la richiesta del contributo economico consiste nell’adeguamento tecnico delle autovetture: dovremo installare delle protezioni. Non sappiamo ancora quale dovrà essere l’entità delle stesse ma sappiamo che i costi di gestione saranno non trascurabili”.

Quindi, allo stato attuale, si brancola ancora nel buio per quanto riguarda le misure di sicurezza da adottare in concreto. Da tutelare, oltre agli allievi, ci sono i circa 2000 lavoratori piemontesi impiegati nelle attività di autoscuola.

In un primo momento si è parlato di protezioni in plexiglass da frapporre tra l’allievo e l’istruttore, che però “non consentirebbero un’azione di intervento diretta sul volante. Noi istruttori godiamo dell’esonero di indossare la cintura di sicurezza proprio per poter intervenire qualora i doppi comandi non fossero sufficienti”.

Per questo motivo si strizza l’occhio a macherine, guanti, visiere e coprisedili. Questi presidi possono rendere più sicura l’esperienza di guida senza intaccare la possibilità di movimento dell’istruttore.

Oltre alle conseute pratiche di pulizia del veicolo bisogna aggiungere una breve igienizzazione delle leve di comando tra una guida e l’altra, oltre ad una sanificazione a fine giornata.

Discorso parzialmente diverso per le guide moto, “alcuni allievi non avevano il casco integrale e lo forinivamo noi con un copricasco. D’ora in poi non sarà più possibile e gli allievi dovranno acquistarne uno a proprio uso personale” fa presente Forneris. “Sarà una ripartenza costosa, lenta e caratterizzata da molte difficoltà”.

In attesa di un riscontro dalla Regione Piemonte, l’obiettivo delle autoscuole è riprendere a pieno regime le proprie attività (lezioni di teoria e guide comprese) lunedì 18 maggio. Sarà però necessaria l’approvazione del protocollo di sicurezza. 

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