Contrarre il Covid 19 in servizo è infortunio sul lavoro!

di Cesare Damiano*

Il senso della misura è una virtù rilevante. È stato, in fin dei conti, ciò a cui ci siamo tutti forzatamente applicati in questi ultimi settanta giorni. Lo abbiamo praticato, quando si doveva e si poteva uscire, nel distanziarci dagli altri per la strada o nelle code fuori dal supermercato. Abbiamo cercato di averne nella nostra “reclusione” casalinga. Nella rassegnata pazienza dei tanti che hanno atteso e attendono di ricevere gli ammortizzatori sociali.
Ne hanno mostrato molto, così come i loro lavoratori, i responsabili di tante imprese: quelle che hanno dovuto fermarsi e quelle che hanno dovuto procedere nella loro attività.
Tutti abbiamo convissuto – e continueremo a farlo – con la paura che questo invisibile, micidiale nemico potesse attaccare noi e nostri cari. E quanta compostezza è stata espressa dalla maggior parte delle persone in questo vortice di paura fisica ed esistenziale.
Altrettanta misura deve essere mostrata oggi da tutti i cittadini e dalle Istituzioni, mentre si cerca di uscire dalla prima fase di emergenza e si prova a riavviare la vita sociale e produttiva.
E, in proposito, molto si è discusso proprio di misure. E su queste voglio fermarmi un momento. Da poche settimane sono consigliere di amministrazione dell’Inail, l’Istituto che si occupa di sicurezza e salute sul lavoro.
Sono stato il ministro del Lavoro che ha promosso il decreto 81, cioè il Testo Unico su Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro.
In questo periodo l’Inail farà una cosa importantissima, applicando quanto stabilito nel decreto definito “Cura Italia”: sarà riconosciuta l’affezione da Covid-19 – contratta nel luogo di lavoro o durante gli spostamenti relativi – come infortunio sul lavoro. Dunque, chi – in relazione alla propria attività – viene colpito dal virus, gode di tutta la copertura che viene assicurata agli infortunati o ammalati a causa del lavoro. Non credo ci sia bisogno di mettere in evidenza la dimensione, il rilievo e la giustizia di tale decisione.
Un dibattitonel quale il senso della misura non ha invece prevalso, condito da interpretazioni imprecise, ha fatto sorgere nell’imprenditoria italiana la forte preoccupazione che tale decisione implicasse il rischio di poter subire conseguenze penali nel caso in cui un proprio dipendente dovesse subire il contagio. Questo è un timore infondato. Perché tra riconoscimento dell’infortunio sul lavoro e configurabilità della responsabilità penale del datore di lavoro non vi è alcun legame automatico. La responsabilità scatterà laddove si dovesse riscontrare una non applicazione delle norme relative alla salute e alla sicurezza come per qualsiasi altro infortunioNon c’è una nuova legge: le norme sono sempre quelle del Decreto 81.  I tantissimi imprenditori che con grande senso di responsabilità e, molto spesso, con sforzi estremi si sono impegnati a garantire il rispetto delle norme non hanno nulla da temere. E ci mancherebbe altro.
Ma l’Inail è stato chiamato in causa anche in un altro dibattito poco misurato e, duole annotarlo, confuso da conflitti tra Istituzioni e comprensibili interessi delle categorie coinvolte: quello sulle misure di prevenzione da applicare, a partire dal 18 maggio, in occasione della riapertura delle attività. La confusione ingenerata dalla complessità di tale confronto può essere riassunta nella definizione “le linee guida Inail”.
Qual è dunque la catena delle decisioni? Esiste, come noto, il Comitato Tecnico Scientifico al quale il Governo chiede pareri. L’Inail ne fa parte, con uno su sedici membri, così come l’Istituto Superiore di Sanità. L’Inail, insieme all’Iss, ha portato al tavolo del Comitato le proprie indicazioni. Il Comitato ha, a sua volta, svolto il proprio mandato. Ossia, ha fornito all’Esecutivo le proprie raccomandazioni. E sottolineo il concetto: raccomandazioni. Che sono indicazioni cui fa riferimento il Governo nello svolgere il proprio lavoro relativo a questa materia, cioè, prendere decisioni.
Tali decisioni governative sono state, come noto, oggetto di un serrato dibattito con altre Istituzioni cui spetta una porzione della funzione esecutiva, cioè le Regioni. Non entrerò nei dettagli di tale dibattito che è stato ampiamente raccontato e commentato da tante fonti e parti.
Ma a ciascuno il proprio compitoL’Inail non fa leggi. Può dare indicazioni e, soprattutto, si occupa della salute e della sicurezza dei lavoratori. * già ministro del Lavoro

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