La mutazione genetica del M5S è compiuta

Scontrini, addio. I Cinque Stelle chiudono definitivamente un’epoca. Le rendicontazioni finiscono nel cassetto.

Manca solo il condono tombale. Per il resto, ci siamo quasi. La mail interna con la quale i vertici dei 5 Stelle annunciano ai deputati la fine del vigente sistema di rendicontazione rappresenta un altro piccolo segno di una mutazione genetica ormai compiuta, che rende la sua presunta diversità un reperto risalente a un’epoca remota.

C’era una volta la politica degli scontrini, diretta emanazione del grido «onestà, onestà» che risuonava nelle piazze di Beppe Grillo. Destava molte ironie, l’imposizione ai propri eletti di restituire al Movimento un importo fisso della diaria da parlamentare, maggiorato di quanto non speso nell’esercizio del mandato, voce quest’ultima che inevitabilmente diventava la più rilevante e veniva passata al vaglio da un Comitato rendicontazioni di ispirazione sovietica incaricato di verificare la natura di ogni cena, di ogni spesa. Era una misura che trasudava giustizialismo e populismo, ma rappresentava comunque un fiore all’occhiello per chi ci credeva. Peccato che seguendola alla lettera, sarebbe stato espulso l’intero Movimento, o quasi.

Ora non ci sarà più questo problema. A partire da oggi infatti, M5S entra nell’era della semi-trasparenza, che è un po’ come essere a favore dell’Europa e contro l’Europa. Gli onorevoli a 5 Stelle non dovranno più giustificare nulla. Se vogliono, potranno pagare un forfait annuale alla casa madre, più o meno come fanno i colleghi di altri partiti. 

Dopo un dibattito lungo quasi due anni, iniziato durante la campagna elettorale per le Politiche, cade l’ultimo tabù. Una decisione attesa, ma il passo finale ugualmente suona come un segnale. I parlamentari del Movimento le avevano messe nel mirino già da qualche mese e avevano chiesto modifiche al regolamento adducendo le scuse più svariate.

Giovedì con una e-mail il capo politico reggente Vito Crimi ha dato il via libera a una nuova forma di regime per le restituzioni: un «forfettario» che prevede voci e oneri diversi, ma che permette di non rendicontare nulla. Il metodo attuale prevede un importo minimo mensile di duemila euro, più una quota di mille euro per gli eventi, trecento per le spese di Rousseau e la restituzione di «tutto ciò che non è speso, oltre l’indennità e la diaria forfettaria».

Corriere della Sera del 23 maggio 2020

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