“Da soli non si va da nessuna parte”: la riflessione del sindaco di Grugliasco sull’esperienza Covid-19

di Athena Pesando

Questo 2020 non è stato un anno facile, ma se c’è una cosa positiva nelle brutte esperienze è che ci lasciano degli insegnamenti importanti sui quali riflettere. Abbiamo parlato con Roberto Montà, sindaco di Grugliasco, che ha condiviso con la Voce della Dora un resoconto dettagliato di quello che è stato il Covid-19 a Grugliasco e di cosa possiamo trarne di buono, d’altronde come diceva De André “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

<L’emergenza covid a Grugliasco ha visto una partenza lenta di casi e poi un incremento nella seconda metà di marzo e aprile, legata anche alla situazione nelle RSA siamo arrivati a un massimo di 250-270 casi, che sono poi scesi progressivamente, ieri, 12 luglio, abbiamo avuto un solo caso. La situazione più difficile da gestire a livello sanitario è stata sicuramente quella legata alle RSA, ci sono stati molti decessi ma non tutti riconducibili al covid nonostante i tamponi positivi fatti dopo la morte. Nei mesi di marzo e aprile c’è stato un raddoppio della mortalità, ha colpito soprattutto la popolazione anziana.

Dal punto di vista amministrativo sicuramente è stato complesso gestire tutte le ordinanze e restrizioni che variavano spesso. C’è stata necessità di fornire assistenza a domicilio alle persone in isolamento, contagiate e anziane in generale nel momento peggiore del lockdown, appoggiandoci a un sistema di welfare di comunità che già esisteva e che ha introdotto circa 150 volontari, coordinati dal sistema di protezione civile e con l’aiuto del corpo dei carabinieri. A questo va aggiunto l’impianto dei buoni di solidarietà alimentare, ne abbiamo erogati circa 680, dal primo di aprile fino al 10 e poi ovviamente delle mascherine, ultime quelle della regione che sono arrivate quando ormai la situazione era già sotto controllo, verso la fine del lockdown, infatti ne abbiamo fornite come comune di Grugliasco a chi ne faceva richiesta, circa 7mila. Tutto questo a domicilio, grazie ai volontari.

Non possiamo sapere se ci sarà una ripresa del virus, però penso che anche nel caso le misure saranno molto localistiche e mirate a contenere nuovi focolai: non ha senso, se la situazione è circoscritta, bloccare da Lampedusa alla Valle d’Aosta. Mi auguro che le regole in futuro siano più semplici e chiare: ne abbiamo avute troppe, confuse e difficilmente applicabili. Bisogna puntare su alcune accortezze specifiche: il tema del distanziamento e quello della mascherina. Ci sono delle incongruenze: riapriamo piscine e discoteche però sulle scuole ancora non sappiamo… queste cose danno un quadro che, sulla ripresa, non è ancora ben calibrato in modo giusto, e questo secondo me i cittadini lo patiscono perché non riescono bene a coglierne il senso.

Io credo che qualunque persona da questa vicenda debba trarne che da soli non si va da nessuna parte: questa è la più grande lezione. Il virus ha dimostrato che siamo tutti interconnessi, che condizioni di classe e benessere non producono differenze davanti a un evento del genere. Bisogna forse anche recuperare un po’ un modello comunitario nella gestione dei problemi. Io ho riscontrato da parte dei cittadini una grande comprensione e collaborazione, spero che sia questo a rimanere come traccia del covid, a prescindere che ci siano altre ondate: questa idea di società dove tutti pensano a salvare solo se stessi la giudico molto sbagliata, e questa emergenza l’ha dimostrato. La pandemia ha dimostrato anche i limiti di alcuni modelli economici: ha dimostrato come una società come la nostra va in crisi. Dobbiamo ripartire dalla base, dal “siamo tutti sulla stessa barca, cerchiamo di cooperare affinché non affondi”, questo mi sembrerebbe già un cambio di paradigma interessante>.

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