Si riparla di staffetta generazionale, sarà nel Recovery Plan?

Non è il libro dei sogni, ma il menu di proposte allo studio del ministero del Lavoro per mettere a punto una vera e propria staffetta generazionale da presentare a ottobre con la legge di Bilancio e il Recovery plan.

Il primo confronto con i sindacati è previsto l’8 settembre, il governo illustrerà anche le altre misure da inserire nella prossima finanziaria come la proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna.

La settimana successiva, il 16, è convocato un vertice sulla riforma delle pensioni. Quota 100 resterà in vigore fino alla sua naturale scadenza, il 2021, ma nel frattempo la discussione procederà lungo due binari paralleli perché la flessibilità in uscita deve intrecciarsi con la possibilità di offrire opportunità ai giovani. Lo strumento sul quale si concentra l’attenzione dei tecnici e che concretamente può portare più benefici è la solidarietà espansiva. Si sta valutando una revisione e un potenziamento della norma del decreto Crescita del Conte I che prevedeva per le imprese con oltre mille dipendenti di poter ridurre l’orario di lavoro, legando l’assunzione di nuovi profili con il prepensionamento di altri addetti. Un provvedimento che però non ha funzionato e si è dimostrato oneroso fiscalmente per le imprese e penalizzante per il salario dei lavoratori per-ché l’integrazione era comunque bassa rispetto alle ore perse. Quindi, con qualche accorgimento tecnico, e risorse adeguate, si potrebbero estendere i contratti di solidarietà espansiva alle aziende più piccole, con una tutela maggiore per le buste paga e un contributo addizionale più basso a carico delle imprese.

Al centro dei progetti sui quali sta lavorando la ministra Nunzia Catalfo, in vista dell’autunno, c’è poi un disegno organico di rilancio delle politiche attive. Il Fondo nuove competenze, incrementato dal dl Agosto fino a 730 milioni di euro, è il primo tassello di questa strategia. Consente una riduzione dell’orario di lavoro da destinare alla formazione del personale, finanziata dallo Stato e quindi a costo zero per l’impresa.

A breve arriverà il decreto attuativo, ma la ratio di fondo è sviluppare le competenze e favorire le transizioni occupazionali dai settori in crisi a quelli in crescita. La misura vale fino al 2021 e si sta pensando di prolungarla in legge di Bilancio. Un punto fermo da cui ripartire a settembre è la riforma degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo è un meccanismo universale che garantisca l’indennità a tutti i dipendenti. L’idea del governo è offrire una sorta di doppio binario di protezione: dentro l’azienda per i lavoratori colpiti dalle interruzioni temporanee della produzione. Fuori, offrendo strumenti di accompagnamento verso una nuova occupazione e limitare il più possibile il passaggio alla Naspi. 

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