Il primo giorno di scuola

di Chiara Lovera – Psicologa e Psicoterapeuta

Che cosa ricordate del vostro primo giorno di scuola?

La cartella, i calzini nelle scarpe nuove o forse l’emozione di quel primo ingresso: un misto tra l’ orgoglio di “diventare grandi” , la paura e la curiosità di entrare in un mondo nuovo.

Ciascuno di noi conserva un ricordo- se non di quel primissimo contatto- uno almeno degli anni della scuola perché al di là di una facile retorica, la scuola odiata o amata non è mero luogo in cui apprendere le nozioni ma la scuola è relazione. E’ lo spazio fisico e mentale in cui i bambini, poi ragazzi, stringono legami o relazioni.

Per alcuni la campanella in Italia è già suonata, per altri suonerà fra qualche giorno e quest’anno, forse più che mai fino ad ora, sarà per tutti il primo giorno di scuola. Non solo per gli alunni ma anche per i genitori e quanti a vario titolo fanno parte di questa complessa istituzione. Ci sono molte incognite, molte polemiche, molte ansie di cui occuparsi. E poi ci sono loro , i bambini e i ragazzi che a breve si riapproprieranno delle loro classi, dei loro compagni, dell’odore dei libri e degli intervalli e certo, sarà tutto diverso: all’odore delle matite si mescolerà quello dell’igienizzante, bisognerà distanziarsi, ci sarà la mascherina e tante altre precauzioni con cui fare i conti. Tutto questo getta un’ombra sull’entusiasmo di tornare a scuola e certamente noi adulti abbiamo il compito di aiutare i nostri bambini e ragazzi ad accogliere e ad esprimere le emozioni negative che le nuove misure potrebbero far emergere ma abbiamo anche la precisa responsabilità di coltivare la fiducia verso il futuro, con cautela e coraggio. La fiducia che i nostri bambini e i nostri ragazzi, se da un lato sono da proteggere e tutelare, dall’ altro hanno dentro di sé le risorse per imparare a vivere ciò che si presenta.

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