Il metodo I.E.S.A.: quando il ricovero non è necessario

di Chiara Barison

A volte il ricovero non è necessario da un punto di vista clinico, ma si rende indispensabile per tutti coloro i quali non possono contare sull’assistenza familiare.

Il triste bollettino della pandemia ha messo in luce che il 50 per cento dei morti in Europa a causa del Covid19 era ricoverato in una struttura ospedaliera o assistenziale. Il metodo I.E.S.A. (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) rappresenta un’alternativa efficace. In vista del convegno internazionale che si terrà il 26 e il 27 novembre prossimo in modalità telematica (per ulteriori informazioni www.iesa20.it), ne abbiamo parlato con il Dott. Gianfranco Aluffi, direttore scientifico e referente del servizio I.E.S.A. dell’ASL TO3, Centro Esperto della Regione Piemonte

Buongiorno Dott. Aluffi, ci può spiegare in cosa consiste il metodo I.E.S.A.?

Originariamente il metodo I.E.S.A. si rivolgeva alle persone con disagio psichico. In seguito è stato adattato a tutti coloro i quali abbiano bisogno di cure dopo un intervento, oppure perché disabili o con problemi di dipendenze, ma manchino di un riferimento residenziale o affettivo relazionale. In tutti questi casi il luogo di cura non deve essere per forza un ospedale e,  soprattutto ultimamente, è bene che non lo sia.

Così facendo è possibile realizzare percorsi individualizzati in cui si seleziona una persona ospitante, detto caregiver, che ha il compito di accogliere e prendersi cura del paziente. Evitare il ricovero restituisce ai pazienti una percezione del sé di maggiore autonomia con conseguente aumento dell’autostima.

Come viene selezionato il caregiver?

L’ospitante viene cercato nella società civile e nelle risorse di volontariato. S’intraprende un percorso di selezione che consiste in più incontri e momenti informativi in cui i candidati ospitanti si mettono in gioco in attività relazionali. È un percorso molto lungo e strutturato. È prevista anche una visita domiciliare per valutare l’abitazione e conoscere le persone conviventi. Al termine del percorso di selezione sarà possibile ospitare un paziente o anche solo passare delle ore con lui nel corso della settimana. Infatti, il metodo I.E.S.A. si può realizzare secondo due modalità: attraverso la convivenza sotto lo stesso tetto in cui il paziente viene ospitato oppure part-time con due/tre incontri settimanali.

A quanto ammontano e quali sono i costi?

Il costo di questo tipo di assistenza corrisponde mediamente ad un terzo del costo per il ricovero in strutture classiche tipo comunità ed è comprensivo del rimborso spese da riconoscere al nucleo familiare ospitante. Tale rimborso è stato determinato in via forfettaria da un gruppo di esperti di economia sanitaria e si aggira intorno a 1.030 euro al mese per quanto riguarda il territorio torinese. La cifra comprende tra le varie cose l’utilizzo di una stanza a uso esclusivo, di tutte le utenze, i vari accompagnamenti in auto alle visite e il mantenimento con la somministrazione regolare dei pasti.

Inoltre, le spese che il caregiver deve affrontare sono rimborsate mensilmente dall’ospite. Laddove l’ospite non sia in grado di provvedere all’intera cifra, l’ASL può intervenire con l’erogazione di un assegno terapeutico intestato al paziente stesso. L’ospitato resta  quindi padrone del proprio progetto riabilitativo con potere contrattuale ed economico, evitando percorsi terapeutici forzati all’interno di strutture che non portano quasi mai a grandi risultati. Da un punto di vista clinico la chiave è riconoscere il soggetto che abbiamo davanti, permettendogli di riconoscersi a sua volta e di decidere se intraprendere un percorso terapeutico o meno.

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