Dalla grotta alla barca – Un presepe che attraversa la tempesta

di Carlo Cumino

Dal 19 dicembre sotto all’ulivo davanti alla Chiesa di San Massimo a Collegno vi è esposto un presepio speciale. Niente stalla, pastori o Magi, ma sagome di cartone anonime su di una barca. Tutte le sagome sono anonime e portano una mascherina, tranne quelle rappresentati una madre e un padre di etnia medio-orientale con il loro bambino.

Realizzata dal Coordinamento Pace e Solidarietà della città di Collegno, l’installazione intitolata Siamo sulla stessa barca tramite la sua chiara iconografia di parallelo fra la storia della Sacra Famiglia e quelle dei vari profughi e naufraghi nel Mediterraneo (specialmente quella del piccolo Joseph), vuole richiamare alla verità che dalle tempeste nessuno si salvi da solo, siano esse veri fenomeni atmosferici oppure conseguenze di eventi quali l’attuale pandemia.  

Ideata dalla presidentessa dell’associazione La Fabbrica della Pace, Lucetta Sanguinetti (ex-consigliera comunale e pioniera delle politiche di pace della città), l’installazione (da lei denominata “Presepe di pace”) è stata inaugurata ieri presso la parrocchia di via XX Settembre, in occasione dell’arrivo della Luce di Betlemme con una piccola cerimonia, e rimarrà esposta fino alla fine delle festività.

Presenti all’evento il parroco di San Massimo don Claudio Campa, il sindaco Francesco Casciano, dell’assessore alla cultura Matteo Cavallone, degli scout e durante la quale sia il parroco di San Massimo don Claudio Campa che i rappresentati della città, gli scout e dei gruppi che costituiscono il Coordinamento (quali le associazioni Sole Onlus, Fabbrica della pace, La grande Rondine e la sezione collegnese di Amnesty International). Durante la piccola cerimonia, le autorità e i rappresentanti dei vari gruppi hanno acceso delle candele con la fiamma della Luce ed esposto i loro desideri ed impegni per un futuro migliore, che porti la città (ed il mondo) fuori dalle tempeste che oggi stanno attraversando.

La metafora della barca è infatti da sempre metafora di speranza. In un periodo storico dove i media sottolineano come bar, negozi, piazze e persino le chiese siano vuote e di come tale sensazione unita al distanziamento aumenti la solitudine, questa barca posta sotto l’olivo vuole ricordare a tutti che, nonostante ciò, nessuno è veramente solo. Come detto da don Claudio, ricordando l’episodio della tempesta placata presente nei Vangeli “Nella tempesta la barca non è vuota; ci ritroviamo tutti a remare insieme sulla stessa barca”

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