Collegno

Giovani italiani all’estero, da Collegno parte una riflessione concreta

di Umberto D’Ottavio

Collegando il telefono ad una cassa amplificata e usando la videochiamata di whatsapp domenica a Collegno nell’ambito della Festa de L’Unità abbiamo sentito e visto alcuni giovani italiani all’estero.

Maela da Edinburgo in Scozia, lavora in una libreria, Gloria da Bahia in Brasile sta facendo il servizio civile nazionale all’estero presso un quartiere della città, Margherita dal Mato Grosso, dove vive, ci ha fatto sentire la sua splendida voce di mezzo soprano, Giulia da Colombia ci ha raccontato il suo lavoro in mezzo alla natura presso una associazione di campesinos, Gaia, invece, era presente di persona per dirci del suo lavoro di web designer a Londra; per Federico, chef in un ristorante vicino al London Bridge, ha parlato la madre Patrizia e per Ilaria, impiegata in una farmacia, sempre di Londra, il padre Danilo. Presente di persona anche Alessandro, appena tornato dal Libano dove è impegnato con una o.n.g. per i corridoi umanitari con i profughi siriani.

Tutti sono accomunati dalla loro residenza anagrafica a Collegno, città di cui hanno tessuto le lodi e di cui parlano con affetto.

Tra la commozione e i racconti di vita è emerso quanto sia serio e diffuso il tema della emigrazione giovanile all’estero. Non tutte le storie sono uguali, tantomeno le motivazioni, ma un dato unisce le varie situazioni: sembra che all’estero ci sia più rispetto e investimento sui giovani e in particolare per i giovani italiani, spesso laureati o comunque istruiti, ci siano più opportunità che nel nostro Paese.

La domanda sorge spontanea: perché questo non avviene in Italia? Perché il nostro Paese si permette di perdere ogni anno migliaia di giovani che vanno a portare le loro competenze e il loro entusiasmo in altri Paesi?

Sarebbe ora di aprire una seria discussione sull’argomento. A Collegno ci siamo limitati nel aprire una riflessione che speriamo possa continuare.

Tutti gli intervistati hanno dimostrato piacere nel mantenere rapporti con la propria città, di cui spesso sanno tutto attraverso i social, ma è stata molto interessante la disponibilità di Vanda Bernardini presidente del Consiglio Comunale di Collegno e di Matteo Cavallone, assessore ai giovani, a trovare le forme per stabilire rapporti continuativi fra la città di Collegno e i tanti “ambasciatori” presenti nel mondo.

Al momento non esistono dati su quanti siano i giovani collegnesi sparsi nel mondo, ma sembra che non ci sia nessuno che non abbia un amico o un parente che sta all’estero. Forse far partire questa questione dal basso potrà aprire un dibattito positivo e proficuo.

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Un pensiero su “Giovani italiani all’estero, da Collegno parte una riflessione concreta

  • Roberta Epate

    Anche mia figlia, laureata, da dieci mesi lavora all’estero, a Berlino. I nostri giovani emigrano perché all’estero sicuramente c’è più rispetto per loro, investimenti e ci sono più opportunità.
    Ormai è da parecchi anni che i nostri giovani sono costretti ad abbandonare l’Italia per non dover dipendere economicamemte dalle loro famiglie; mi chiedo perché nel nostro paese non si vuole o non si riesce ad investire nei giovani.
    Penso che la maggior parte dei nostri ragazzi sarebbe felice di rientrare in un’Italia diversa da quella attuale e che potrebbe sicuramente insegnare quanto appreso in altri paesi stranieri.
    Mi auguro che questo sia un inizio per poter aprire un serio e costruttivo dibattito a livello nazionale.

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