Musica e spettacolo

I figli della scimmia, quando impariamo a vedere davvero i nostri figli

E se il vero errore di un genitore fosse cercare il proprio figlio nel posto sbagliato? 

È la domanda che mi sono portata fuori dalla sala dopo aver visto I figli della scimmia, il film di Tommaso Landucci in uscita nelle sale il 17 settembre.

Perché prima ancora che un figlio arrivi, in qualche modo lo abbiamo già immaginato. Pensiamo a chi sarà, a cosa gli piacerà, a cosa faremo insieme, a quanto ci somiglierà. Poi quel figlio arriva davvero e, per fortuna, non è mai esattamente quello che avevamo immaginato.

È da questa distanza che il film parte per raccontare qualcosa che va ben oltre la disabilità e che riguarda ogni famiglia: la difficoltà di accettare che un figlio sia una persona diversa da quella che avevamo immaginato per lui.

Ho visto il film ieri sera al Cinema Reposi di Torino, durante la presentazione ufficiale alla presenza del regista Tommaso Landucci e di Riccardo Scamarcio. Ma per me la serata aveva un significato particolare soprattutto per Andrea Aggio, che interpreta Enrico.

Andrea è al suo debutto cinematografico ed è stato scelto attraverso un casting realizzato da Landucci con l’associazione Paideia. Un legame che diventa ancora più significativo per il territorio: suo padre Luca ha vissuto a Collegno fino a pochi anni fa, prima di trasferirsi a Pianezza, uno dei comuni coinvolti nelle riprese.

Il Piemonte è infatti protagonista anche attraverso le location: il film è stato girato a Torino e in diversi comuni della provincia, tra cui Carmagnola, Giaveno, Moncalieri, Pianezza, Rivalba e Rubiana, coinvolgendo numerosi professionisti piemontesi della troupe. Tra le location utilizzate anche l’ospedale di Carmagnola.

Il film arriva nelle sale forte anche dei due importanti riconoscimenti conquistati alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: il Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura e il Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile a Riccardo Scamarcio. Un riconoscimento che Scamarcio ha voluto condividere pubblicamente anche con Andrea Aggio.

Ma la disabilità di Enrico non è, a mio avviso, il centro della storia. È piuttosto una lente d’ingrandimento che permette di osservare meglio qualcosa che appartiene a tutti: il rapporto tra genitori e figli e quella naturale, ma spesso ingombrante, tendenza a proiettare su di loro desideri, aspettative e parti di noi stessi.

Forse essere genitori significa proprio questo: esserci mentre accade, accompagnare senza pretendere di decidere chi dovrà diventare.

Possiamo amarli, proteggerli, accompagnarli, ma dobbiamo anche imparare a incontrarli per quello che sono, lasciando andare, poco alla volta, quello che avevamo immaginato che fossero.

Dal 17 settembre I figli della scimmia arriva nelle sale. E forse, dopo averlo visto, sarà un po’ più difficile pensare che racconti soltanto la storia di qualcun altro.

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