Bollo auto, meno tasse oggi ma quale mobilità per il futuro?
Il Governo Meloni ha scelto di intervenire sul bollo auto con una misura destinata a interessare milioni di italiani. Dal 2027 è prevista l’esenzione dal pagamento del bollo per un’automobile fino a 80 kW oppure, in alternativa, per un motoveicolo, con il beneficio riconosciuto per un solo mezzo a persona. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la platea potenziale è di circa 24,6 milioni di persone.
A prima vista si tratta di una misura semplice da comprendere e immediatamente percepibile: una tassa in meno da pagare ogni anno. Il Governo la presenta infatti come un intervento a sostegno delle famiglie e degli automobilisti, soprattutto di coloro che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo per andare al lavoro, accompagnare i figli o raggiungere servizi e attività che spesso non sono adeguatamente collegati dal trasporto pubblico. Il punto, però, non può essere soltanto quanto un cittadino risparmierà sul proprio bollo. Una scelta politica va valutata anche per ciò che comporta nella distribuzione delle risorse pubbliche e per le conseguenze che può avere sul futuro del nostro Paese.
La misura ha un costo rilevante, quantificato in circa 2,3 miliardi di euro. Una parte significativa delle risorse necessarie, circa 1,7 miliardi, deriva da economie del PNRR. Ed è proprio questo uno degli aspetti sui quali ha senso riflettere. Le risorse pubbliche non sono infinite e ogni scelta determina inevitabilmente delle priorità. Destinare miliardi alla riduzione del costo di possesso dell’automobile significa scegliere di intervenire sulla fiscalità degli automobilisti. La domanda che dobbiamo porci è se questa sia oggi la priorità più urgente oppure se una parte di quelle risorse avrebbe potuto essere utilizzata per migliorare concretamente il sistema dei trasporti e della mobilità.
L’Italia continua infatti ad avere un numero molto elevato di automobili rispetto alla popolazione, mentre in molte città il trasporto pubblico fatica a garantire frequenza, puntualità e collegamenti adeguati. Per milioni di cittadini l’auto non rappresenta una scelta, ma una necessità. E proprio per questo sarebbe importante investire affinché, quando possibile, scegliere autobus, treno, tram o metropolitana sia realmente un’alternativa comoda, efficiente e competitiva. Un esigenza che è ben presente a chi fa amministrazione nei comuni della nostra tanto amata penisola. I Comuni sono quotidianamente chiamati a rispondere alle richieste dei cittadini sulla qualità del trasporto pubblico, sulla sicurezza stradale, sulla manutenzione delle strade, sui collegamenti tra quartieri e sulla realizzazione di nuove infrastrutture. Sono problemi concreti che richiedono investimenti e una programmazione di lungo periodo, perché sottintendono anche un cambiamento culturale.
Ridurre una tassa può certamente rappresentare un beneficio per chi ne usufruirà. Ma contemporaneamente dobbiamo chiederci quale beneficio collettivo avremmo potuto ottenere destinando quelle stesse risorse ad autobus più frequenti, nuove infrastrutture ferroviarie, tramvie, metropolitane, messa in sicurezza delle strade o interventi destinati a rendere le nostre città più accessibili. C’è poi un’altra questione politica che non può essere ignorata: l’intenzione dichiarata dal Governo di rendere strutturale l’abolizione del bollo. Se il provvedimento dovesse diventare permanente, sarà necessario garantire ogni anno le risorse per finanziarlo. Non si tratta quindi soltanto di una misura una tantum, ma di una scelta destinata potenzialmente a incidere stabilmente sui bilanci pubblici. E allora viene da chiedersi: per tagliare dove? Forse ancora su istruzione e sanità?
Il Partito Democratico, e chi amministra le città dal centrosinistra, può avere una visione diversa delle priorità. Non significa necessariamente essere contrari al principio di ridurre la pressione fiscale sulle famiglie, anzi. Significa interrogarsi su quali tasse ridurre, quali servizi finanziare e quali investimenti considerare strategici. La filosofia dell’ “intanto prendiamo questo perché mi aiuta, poi vediamo…” è una prospettiva miope che non tiene conto del lungo periodo e di quelle che sono le necessità vere delle nostre città e, in senso più ampio, delle nostre comunità.
La vera sfida dovrebbe essere quella di mettere il cittadino nelle condizioni di scegliere come muoversi. Oggi, troppo spesso, chi vive in determinate zone del Paese è costretto a utilizzare l’automobile perché il trasporto pubblico non offre un’alternativa adeguata. In questi casi, il problema non si risolve semplicemente rendendo meno costoso possedere un’auto: occorre costruire un sistema nel quale nessuno sia obbligato a utilizzarla perché non esistono altre possibilità. Anche la sicurezza stradale deve rimanere una priorità. Ogni anno sulle nostre strade si registrano migliaia di vittime e feriti. Investire nella manutenzione, nella prevenzione, nell’educazione stradale e nella sicurezza delle infrastrutture significa intervenire su un problema che riguarda direttamente la vita delle persone.
Per questo la discussione sul bollo auto non dovrebbe ridursi alla contrapposizione tra chi è favorevole e chi è contrario a pagare una tassa. La questione più importante riguarda il modello di sviluppo che vogliamo perseguire: se privilegiare prevalentemente la riduzione del costo di possesso dell’automobile oppure accompagnare le famiglie con una strategia più ampia, fatta di meno tasse ma anche di più servizi, infrastrutture e alternative di mobilità. Programmare il futuro delle società e delle città significa avere il coraggio di guardare oltre il vantaggio immediato. Un risparmio annuale può essere importante per una famiglia, ma altrettanto importante è poter contare su un autobus che passa quando serve, su un treno puntuale, su una strada sicura, su una metropolitana che collega rapidamente i quartieri e su infrastrutture moderne.
Il tema, quindi, non è semplicemente quanto pagheremo di bollo domani. Il tema è capire come vogliamo investire le risorse pubbliche oggi per costruire il Paese nel quale vivremo domani!
Gianluca Treccarichi
