1853: si occupa la Certosa per evitare che l’epidemia si espanda a Torino

di Davide Morra*

Nel 1928, in occasione del bicentenario della fondazione del Regio Manicomio, la direzione ospedaliera commissionò il volume commemorativo  “Il Regio Manicomio di Torino nel suo secondo Bicentenario 1728-1928 Torino”; più  paragrafi sono dedicati  al trasferimento di parte dei degenti ricoverati presso la struttura psichiatrica di Torino (sede di Via Giulio) a Collegno. Il “trasloco” avvenne in tempi rapidi poiché la minaccia di una nuova ondata epidemica di colera imponeva il trasferimento di parte dei ricoverati dalle sede manicomiale torinese in altri edifici. Una scelta inderogabile al fine di  mettere in campo tutti gli strumenti di isolamento per prevenire la diffusione del “morbo asiatico” e soprattutto decongestionare la sede manicomiale principale inserita nel tessuto urbano torinese.

Nel 1853 il Governo Nazionale con una nota firmata da Urbano Rattazzi, comunicava alla Direzione del Regio Manicomio di Torino la decisione di far occupare la Real Certosa di Collegno per gravi motivi di salute pubblica e la invita a prenderne immediato possesso. I locali della Certosa furono occupati il 10 agosto 1853, col trasloco da Torino di parte delle donne che vennero alloggiate negli ambienti prima destinati ai ricoverati maschi che si trovavano già nel convento dal 1852.  I pazienti di sesso maschile furono trasferiti invece nel fabbricato del convento.

Appena effettuato il trasloco da Torino di parte delle donne, venne affidato al Medico Primario dott. Bonacossa l’incarico di presentare un completo progetto per “l’erezione di un Manicomio che onori il paese e sia capace ed adatto alle esigenze tutte”.  La Direzione ospedaliera avviò  le trattative d’acquisto della Certosa, grazie all’intervento del Governo, che fissò il prezzo d’acquisto in £ 340.000. Nel 1856 fu stipulato l’atto notarile di cessione: la Certosa di Collegno, con tutti i suoi terreni annessi, entra a far parte del patrimonio dell’Ente. Negli anni successivi, accantonata l’idea di trasferire completamente l’Ospedale da Torino a Collegno, fu incaricato l’ing. Ferrante per elaborare un progetto che permetta di usufruire dei fabbricati già’ esistenti e contemporaneamente di costruire nuovi edifici man mano che ce ne sia la necessità e si possiedano i fondi.

La necessità di riconvertire i locali dell’ex Certosa in strutture ospedaliere all’avanguardia, richiamò a Collegno maestranze da tutta la provincia di Torino e non solo. Fu la prima ondata migratoria verso il comune di Collegno.  Le fasi di riconversione ed ampliamento dei locali dell’ex Certosa durarono più di cinquant’anni. Essere dipendenti dell’ospedale psichiatrico, era un impiego sicuro e parte di quella forza lavoro -giunta a Collegno transitoriamente – si  stabilì in modo definitivo sul territorio comunale. Con l’aumentare della popolazione residente diminuivano le abitazioni, l’Amministrazione Comunale collegnese dovette, per la prima volta, nel 1893 affrontare il tema dell’ampliamento della zona residenziale a discapito di quella agricola, dando così origine al primo nucleo del “Borgo Nuovo” (compreso fra le vie Alessandro di Collegno, Martiri XXX Aprile, Via Cristoforo Colombo e la ferrovia).

A seguito dell’ampliamento dell’ospedale e successivamente nel 1913, la costruzione del “Ricovero Provinciale per alienate croniche tranquille” (SS.24 – Fraz. Savonera–Ricovero) la necessità di reperire  personale infermieristico, amministrativo e di manovalanza qualificata fu costante. Esaurita la disponibilità di forza lavoro locale, si ricorse a personale proveniente dalle zone circostanti ed in particolare dalla Valle di Susa e di Lanzo, dando così origine ad un fenomeno di pendolarismo giornaliero.

*storico e consigliere comunale di Collegno

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