Emergenza agricoltura senza migranti?

di Michele Di Lauro*

Senza stranieri a lavorare nei campi, la filiera alimentare rischia di bloccarsi. La pandemia coronavirus-19 ha allontanato dall’Italia molti stranieri con permesso di soggiorno, migranti stagionali, ma anche irregolari che han cercato riparo negli Stati d’origine o in Paesi con meno contagio.

Gran parte dei lavoratori stagionali arrivano dall’est Europa, ma con il limite della movimentazione rimangono bloccati nei loro paesi.

Proprio in questi giorni, per risolvere l’emergenza, le associazioni di categoria del settore agricolo chiedono di poter usufruire per la raccolta nei campi dei cittadini che usufruiscono del reddito di cittadinanza e di quelli che sono in cassa integrazione . 

Diversa è la questione nelle piane del nostro meridione, dove resistono  baraccopoli e ghetti, abitati da migranti per lo più arrivati con i barconi.

Costretti a vivere in condizioni igienico sanitarie disumane e senza alcun diritto come ciascun lavoratore dovrebbe avere. Sfruttati e sottomessi dal caporalato con lavoro a cottimo compensato con 3-4 euro per un cassone da 375 kg., ma si parla anche di pochi euro per 12 ore al giorno per 7 giorni a settimana.

Tali lavoratori non esistono per il nostro Paese, quando si sente parlare di loro, riemergono solo per aggiornare i numeri e poter dire che ci sono meno sbarchi, che devono stare a casa loro, nei lager libici e in questo periodo di emergenza sanitaria che non devono venire a contagiarci. 

Ora che c’è il problema delle forniture di cibo nei supermercati, dove noi facciamo la spesa, con il coronavirus si scopre a maggior ragione che questi lavoratori servono, altrimenti come ci sfamiamo ?

In un Paese che si vuole civile, le Istituzioni dovrebbero agire per dare anche a questi lavoratori il diritto di lavorare e vivere in condizioni umane.

*consigliere comunale di Collegno

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