Sono spaventosi i numeri della violenza di genere


di Chiara Barison

“Il personale è politico”, frase resa celebre dall’attivista statunitense Carol Hanisch, che l’ha usata come titolo di un suo saggio datato 1969, sconvolge per la sua attualità. Hanisch aveva capito benissimo che il problema della violenza domestica non è un problema esclusivo della vittima, ma riguarda tutta la società. I panni sporchi si lavano all’aperto, le bolle sulle mani per il troppo sfregare devono venire a tutti, uomini compresi.

Da sfregare ne abbiamo parecchio perché, dati alla mano, il bucato è ben lontano dall’essere candido: secondo il report del Ministero dell’Interno (realizzato dal servizio di analisi criminale), che ha analizzato l’incidenza di vari reati nel corso del lockdown, quelli commessi ai danni del sesso femminile sono stati oggetto di trascurabili diminuzioni.

Per la precisione, se analizziamo i reati detti spia (ossia atti persecutori, maltrattamenti a danno di familiari e violenza sessuale) rileviamo un calo nei mesi di confinamento, che aumenta nuovamente all’inizio della fase due. Ad esempio, nel mese di marzo l’obbligo di non lasciare la propria abitazione se non per questioni lavorative o di necessità ha portato alla commissione di circa 2.302 reati spia, contro i 3.128 nel mese di maggio.

Questo significa che l’isolamento sociale ha solo in minima parte sfavorito atteggiamenti prevaricatori a danno di donne che fortunatamente non convivevano con i propri aguzzini.

La cupa conseguenza della reclusione domestica è, infatti, un aumento dei reati commessi in ambito familiare come minacce, lesioni personali e percosse che ad aprile hanno rappresentato il 16% del totale, dopo un “consolatorio” 13% di febbraio 2020.

Sul report si legge che «il periodo del lockdown ha influito positivamente sul numero totale degli omicidi ma non sugli omicidi con vittime di sesso femminile, i cui valori oscillano in maniera indipendente dal periodo di confinamento».

Il femminicidio ha costituito il 77% degli omicidi totali, e solo a inizio aprile le vittime sono state undici. Le storie di Irina, Larisa, Barbara, Bruna, Pamela, Rossella, Irma, Lorena, Gina, Viviana e Alessandra sono ciò che c’è dietro agli asettici numeri. Sono le nostre mamme, sorelle, amiche, professioniste alle quali ci rivolgiamo, nonne, zie. Siamo noi. Vittime del maschilismo, un virus contro il quale non c’è interesse a somministrare la cura.

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