Diritti delle donne a rischio: anche in Piemonte la destra si schiera dalla parte degli antiabortisti

di Athena Pesando


Lo scorso 2 ottobre è stata pubblicata una circolare sul sito ufficiale della Regione Piemonte che prevede delle modifiche alla attuale legislazione in materia di aborto.

Il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è garantito dalla legge 194/1978, dunque un governo regionale non può in alcun modo porsi al di sopra di questa legge e impedire l’aborto. Quel che viene riportato nella circolare sopracitata non vieta, dunque, formalmente l’aborto, ma lo rende molto più difficoltoso nella pratica. Essa si articola principalmente in due punti.
Il primo punto riguarda il divieto di aborto farmacologico nei consultori, rendendo necessario il passaggio in ospedale. Già questo primo punto presenta diverse problematicità che le associazioni per i diritti delle donne e diversi esponenti politici hanno messo in luce: in primo luogo i sostenitori di questa idea alludono al fatto che l’aborto, anche farmacologico, debba essere svolto in ospedale per la tutela della salute della donna che deve essere seguita da professionisti, ma in realtà nei consultori sono già presenti ginecologi, ossia medici competenti che possono somministrare farmaci; in secondo luogo in questo periodo storico in cui, a causa dell’emergenza coronavirus, gli ospedali sono già sovraffollati sarebbe meglio lasciare alle strutture come ASL e Consultori tutto ciò di cui possono occuparsi loro, per non saturare ulteriormente gli ospedali, sia a livello di personale medico sia a livello di spazi fisici.

I consultori come servizi di prevenzione per la salute delle donne e di accompagnamento alla maternità consapevole e alla autodeterminazione, vengono depotenziati in nome di una battaglia ideologica ed elettorale, condotta sulla pelle delle donne” scrive Anna Rossomando, vicepresidente del Senato della Repubblica (Partito Democratico). “In un momento di grave sofferenza della sanità italiana e piemontese, in cui l’intero settore si prepara a fronteggiare la seconda ondata pandemica, è grave che la Giunta piemontese pensi a come limitare i diritti delle donne” ha commentato Francesca Frediani, consigliera regionale (Movimento 5 Stelle).

Il secondo punto della circolare regionale, ancora più critico del primo, prevede “l’attivazione di sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc)” così si legge sul sito della Regione. L’idea della Giunta di Cirio, in poche parole, è quella di far passare le donne che decidono di abortire attraverso sportelli, situati all’interno di strutture ospedaliere pubbliche, gestiti dai movimenti pro-vita (ossia antiabortisti).

La polemica che è seguita è presto evidente: parliamo di donne che sono in un momento molto delicato della propria vita e che dovrebbero parlare con dei fanatici antiabortisti il cui scopo è provocare sensi di colpa per la loro decisione, cercando di convincerle a non abortire. Non sono tardate ad arrivare le accuse sul fatto che si tratti di una vera e propria violenza psicologica a danno delle donne, in un momento in cui sono particolarmente fragili e vulnerabili. Fornire la possibilità di avere un sostegno psicologico gratuito è giusto in linea generale, ma a fornire questo servizio dovrebbero essere professionisti del settore (psicologi abilitati) non sicuramente volontari senza alcuna competenza e con un presupposto ideologico fortemente “di parte”.

Senza alcuna discussione in consiglio regionale, la Regione Piemonte ha diramato in modo totalmente arbitrario una circolare che rafforza l’ingresso delle associazioni anti-abortiste negli ospedali e che mette in discussione le linee guida del Ministero della Salute inerenti alla somministrazione della pillola abortiva ru486 nei consultori. Noi non ci stiamo! Sui nostri corpi decidiamo noi!” si legge sulla pagina Facebook dell’evento “In piazza contro la circolare anti-aborto della Regione Piemonte” organizzato da Non Una Di Meno, movimento italiano di lotta contro la violenza di genere ispirato al movimento Ni Una Menos argentino. La manifestazione si terrà alle ore 15, il 31 ottobre, in Piazza Castello, nel pieno rispetto delle norme previste per contrastare l’epidemia da Covid-19.

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