Recovery Fund per il Piemonte:Cirio senza idee e senza capacità di ascolto

di Matteo Cavallone*


A fine novembre la Giunta Regionale capitanata da Alberto Cirio ha inviato al Governo le proprie richieste per l’utilizzo della quota di risorse del Recovery Fund da spendere sul Piemonte.

Questa quota ammonta addirittura a 13 miliardi di euro, un cifra che permetterebbe di cambiare faccia al Piemonte e permetterebbe anche di sviluppare progetti d’investimento, che normalmente non ci sogneremmo neanche lontanamente di poter spendere.

Proprio per questo motivo il documento presentato ai Consiglieri Regionali solo a livello informativo (la Giunta aveva già inviato tutto a Palazzo Chigi) è qualcosa di veramente inadeguato allo scopo prefissato dal Governo e dall’Unione Europea e rappresenta un’occasione persa incredibile per poter far fare un passo in avanti al Piemonte.

Questa mia tesi si basa sul fatto che questi 13 miliardi sono distribuiti in maniera totalmente casuale su alcuni ambiti e si passa da un investimento sulle scuole in nessun modo ulteriormente precisato di qualche miliardo di euro fino ad arrivare ad un livello di dettaglio quasi esasperato quando si inserisce, ad esempio, 500.000 euro per la realizzazione di una mostra itinerante degli ori di Valenza.

Insomma cifre messe in maniera casuale e senza nessun tipo di vero piano di spesa per dei comparti importantissimi come scuola, sanità, industria, digitalizzazione e poi un estremo dettaglio su alcune richieste, che probabilmente il Presidente Regionali o i suoi assessori hanno ricevuto dai sindaci a loro vicini, che sicuramente sono legittime, ma non hanno nessun tipo di valore strategico per il Piemonte, non c’entrano nulla con gli obiettivi del Recovery Fund e, se la Giunta Regionale avesse voluto finanziarli, avrebbe potuto tranquillamente finanziarli con le risorse ordinarie a disposizione.

A richieste ordinarie si possono destinare fondi ordinari. Inoltre, è un’occasione sprecata, perché il Presidente aveva due alternative di fronte a sé ed entrambe avrebbero avuto una certa logica: 1) decidere pochi e chiari filoni di finanziamento per il Recovery Fund, che avrebbero permesso al Piemonte di caratterizzarsi su alcuni assi strategici a livello nazionale, che potevano essere l’edilizia popolare (neanche citata nel documento della Giunta Regionale), l’istruzione, la sanità, il turismo, l’università e la ricerca, l’innovazione tecnologica applicata all’industria, ecc… 2) fare un percorso importante, forte e realmente partecipato di ascolto dei territori piemontesi: convocare tutti i Sindaci Piemontesi ufficialmente, condividere delle linee guida con loro e poi chiedere loro di proporre dei progetti per il loro territorio e per il loro Comune che avrebbero potuto far fare un passo avanti molto veloce e deciso alle loro Comunità nella riqualificazione di zone dismesse, nella presenza di infrastrutture o nella gestione e offerta dei servizi ai cittadini.

Tutto questo non è stato neanche provato a essere messo in campo ed il Piemonte si appresta a fare una figura non proprio tra le migliori davanti al Governo e davanti all’Unione Europea dopo una gestione dell’emergenza sanitaria che possiamo quanto meno definire non all’altezza.

La speranza è che il Governo ed i Parlamentari Piemontesi della maggioranza, provino a sopperire alle mancanze di questa Giunta Regionale e facciano partire loro un meccanismo di ascolto dei territori e delle parti sociali piemontesi per dare una visione di futuro a questa Regione e per non sprecare un’occasione di rilancio dell’economia, di miglioramento del tessuto economico locale, di ampliamento dei servizi per i cittadini, di implementazione delle infrastrutture territoriali, che difficilmente potrà riaccadere a breve.

*assessore della città di Collegno

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