Il Partito Democratico e i perché della sconfitta

E’ stata definita una Caporetto quella che ha vissuto il Partito Democratico, in questo ultimo appuntamento elettorale. La zona ovest, tradizionalmente scrigno dei voti di sinistra, si è vista espugnare dai Cinque stelle e dalla Lega Nord senza esclusione di colpi: sono molte le chiavi da suggerire per leggere e provare a capire la ragione di una sconfitta che senza dubbio ha nei temi nazionali il suo più grande combustibile. Immigrazione, sicurezza, legge Fornero ma anche demonizzazione dell’avversario, il PD: temi che la coalizione di centro destra e i pentastellati hanno fatto propri scegliendo d i non argomentare nello specifico sul territorio, come invece ha fatto il centro sinistra, proponendo un programma di territorio partecipato e condiviso. <Siamo stati gli unici –dicono i militanti del PD – a dare ascolto alla base, uscendo dai blog, dai click e sondando gli umori e le necessità quotidiana di persone che abbiamo incontrato e che hanno partecipato ai nostri incontri. Evidentemente c’è un malessere che non riusciamo a intercettare>.  <Il risultato delle urne ci ha detto chiaramente una cosa: Il PD ha perso – commenta Alessandro Errigo, segretario del PD di Rivoli –  E’ necessario ripartire con una sana autocritica per capire cosa abbiamo sbagliato, tenendo ben chiaro che i programmi messi in atto in questi ultimi anni e le proposte fatte in campagna elettorale  sono  il risultato di un lavoro che riassume i valori e gli ideali della nostra comunità. La politica non deve rincorrere il consenso elettorale, la proposta di programma deve prescindere da questo. Dobbiamo chiederci se siamo stati in grado di comunicarla nel giusto modo e se abbiamo toccato i temi, quindi fatto delle proposte, su quelle che erano le esigenze dei cittadini>. Nel comune di Rivoli e nella zona ovest di Torino il risultato è stato comunque migliore del trend nazionale ma certo non è una consolazione. <Essere miopi oggi e non vedere alcuni problemi potrebbe essere tragico domani. Ripartiamo dal riconoscere i nostri errori, ascoltare i cittadini, ma soprattutto sforzarsi di capire quel che chiedono> conclude. Umberto D’Ottavio, deputato uscente, condivide la consapevolezza di un clima diverso rispetto al passato e della necessità di un esame profondo, anche in previsione dei prossimi appuntamenti elettorali che non sono lontani. Elezioni regionali e amministrative. <E’ stata una campagna elettorale davvero complicata – dice D’Ottavio – Mi sono reso conto soprattutto nelle ultime settimane che sarebbe stato davvero difficile ottenere un buon risultato, ma non certo con queste proporzioni. E visto quanto ha ottenuto Leu si può dire  che la spaccatura all’interno del Pd, almeno nella nostra zona, non ha influito particolarmente sull’esito del voto. Ora è necessario riflettere sul senso di questo voto>.

Steven Palmieri, segretario del PD di Alpignano, non nasconde la delusione <Sono passato dalle emozioni vissute avendo condotto la mia prima campagna elettorale nel ruolo di Segretario cittadino, al sapore di amaro in bocca, a cui non riesco ad abituarmi, per il cocente risultato nazionale ottenuto. E allora in questi casi si deve riflettere e analizzare, a fondo. Ma la prima cosa da fare è accettare il risultato delle urne. Come una sentenza. Gli italiani hanno votato. Gli italiani hanno deciso>.

Molto chiaro anche il commento di Antonio Garruto, componente della direzione metropolitana del Partito Democratico di Torino <La conseguenza della sconfitta è che il nostro ruolo in parlamento dovrà essere quello di forza di opposizione. Spetta ad altri la responsabilità di provare, in questa fase, ad assicurare un governo al paese. Il Segretario nazionale Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni: sarebbe un errore pensare che questo basti in modo semplicistico al partito democratico, per iniziare un nuovo cammino fatto di futuri successi>. Inoltre Garruto aggiunge che <la gestione della crisi del partito non dovrà avvenire in modo solitario oppure da parte di gruppi ristretti, ma prevedere un coinvolgimento ed una discussione vera della direzione nazionale del partito e della sua assemblea nazionale, delle nostre articolazioni territoriali e dei circoli. Organi che dovranno svolgere il loro compito di direzione ed elaborazione politica, di indirizzo rispetto al percorso che ci porterà al prossimo congresso del partito. E’ importante rigenerare il campo del centro sinistra, per costruire un alternativa credibile ai populismi. Nel rispetto dei tanti militanti del Pd, che in questa campagna elettorale hanno dimostrato che siamo un partito fatto di persone vere, che si impegnano nei territori, nelle proprie città ,costruiamo un percorso inclusivo>.

<Il pessimo risultato elettorale del Partito Democratico impone due considerazioni di buon senso politico. La prima è che il PD non può oggi entrare in nessuna formazione di governo, né con il centrodestra né con i 5 stelle – commenta Stefano Marengo, segretario del PD di Bruino – I cittadini, con il loro voto, ci hanno inequivocabilmente mandati all’opposizione ed è lì che adesso dobbiamo stare e dare battaglia, ricostruendo una strategia politica. Ogni altra scelta sarebbe sbagliata e dannosa. Non hanno alcun senso gli appelli alla responsabilità nei confronti del paese>. E aggiunge <la nostra responsabilità sta proprio nell’esercitare al meglio il ruolo della minoranza che gli elettori hanno voluto assegnarci. Sta invece alle forze che nelle urne hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti garantire operatività e stabilità di governo>.

 

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Un pensiero su “Il Partito Democratico e i perché della sconfitta

  • Giugno 27, 2018 in 12:40 pm
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    L’EDITORIALE DEL PROF. GALLI DELLA LOGGIA

    Ho conosciuto personalmente e apprezzato il Prof. Galli Della Loggia quando era professore all’Università di Perugia di cui sono stato dirigente per decenni.
    Ho letto il suo editoriale di oggi sul Corriere della sera e condivido pienamente ciò che scrive e di cui riporto ALCUNI BRANI SULLA LA FINE DEL PD:
    “Per il Partito democratico quanto è accaduto domenica 24 giugno 2018 …è qualcosa di molto vicino a una autentica espulsione dalla storia che significa anche la fine di una storia. Una storia cominciata male……………. Cominciata male, e proseguita peggio…… Ma per avere qualche speranza di successo deve essere una storia totalmente altra. Non bastano le sempre invocate «facce nuove» e neppure qualche idea nuova. Deve trattarsi di un’identità nuova. Un’identità diversa dal passato, e dunque pronta anche a contaminarsi con valori e prospettive che non abbiano a che fare con la sinistra tradizionalmente intesa………….. Sicché la società italiana, ad esempio, è oggi, sì, sospinta verso il futuro e ansiosa del sempre nuovo, ma insieme appare anche percorsa dal desiderio di ritorno a un po’ di ordine e di disciplina antichi, di recupero di una certa etica pubblica, del sentimento del lavoro eseguito con scrupolo, di servizi che funzionino, di una scuola fatta bene, del rispetto delle competenze e delle deontologie professionali. È un desiderio che riflette anche il bisogno di un rapporto effettivo tra politica e senso civico, tra politica e morale in cui l’opinione pubblica migliore ancora vuole credere…………….

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