Collegno

Collegno chiude il campo nomadi di Strada della Berlia: finisce una lunga stagione, nasce un modello di inclusione

La chiusura definitiva del campo rom di Strada della Berlia segna per Collegno la conclusione di una storia durata oltre venticinque anni e l’avvio di una nuova fondata sull’inclusione abitativa e sulla responsabilità condivisa. Un passaggio storico che non rappresenta uno sgombero, ma l’esito di un lungo percorso amministrativo, sociale e umano costruito nel tempo.

Il campo era stato realizzato alla fine degli anni Novanta come soluzione ritenuta allora temporanea per l’ospitalità di famiglie rom, in un contesto storico in cui il modello dei “campi nomadi” era ampiamente diffuso in Italia. Una scelta che rispondeva alle visioni dell’epoca, ma che negli anni ha mostrato tutti i suoi limiti. Nel tempo, l’insediamento di Strada della Berlia ha concentrato fragilità sociali, educative e relazionali, rendendo sempre più complessa la convivenza e la gestione quotidiana. Nonostante ciò, l’Amministrazione comunale non ha mai abbandonato le famiglie presenti, garantendo servizi sanitari, scolastici, educativi e di accompagnamento sociale attraverso una presenza costante degli operatori.

Con il passare degli anni è però maturata una consapevolezza chiara: l’assistenzialismo, da solo, non era sufficiente a garantire dignità, autonomia e reale integrazione. I segnali che giungevano anche a livello europeo su ciò che sarebbero dovuti diventare i vecchi campi nomadi erano ormai chiari e andavano versano una direzione univoca: la chiusura di questi spazi. Da qui la scelta di avviare un cambio di paradigma, fondato sull’accesso ai servizi ordinari della città e sul superamento definitivo del campo coniugandolo con l’impegno di far trovare ai residenti una nuova strada da percorrere volta propria alla creazione di una propria autonomia personale. A partire dall’ultimo decennio, Collegno ha rafforzato il lavoro con il Consorzio socio-assistenziale, la cooperazione sociale e il Terzo Settore, passando da una logica di gestione a una di co-programmazione e co-progettazione. Le decisioni sono state accompagnate da atti formali da parte della Giunta Comunale e da un confronto costante tra tutti i soggetti coinvolti. Determinante è stato il coinvolgimento diretto dei nuclei familiari, ascoltati singolarmente e accompagnati in un percorso graduale di autonomia. In particolare, sono state le donne a manifestare con maggiore forza il desiderio di uscire dal campo, di avere una casa come tutti e di offrire ai figli opportunità diverse. Il progetto ha previsto soluzioni abitative differenziate, calibrate sulle caratteristiche e sui bisogni di ciascun nucleo, con particolare attenzione alla presenza di minori, anziani e persone con disabilità. Nessuna scorciatoia, ma percorsi personalizzati, condivisi e monitorati nel tempo.

Nel 2023, anche grazie alle risorse del PNRR, il processo ha subito un’accelerazione decisiva. A luglio sono iniziati i traslochi e il 2 agosto l’ultimo nucleo ha lasciato l’area di Strada della Berlia. Tutto si è svolto senza tensioni e senza interventi coercitivi, alla presenza delle istituzioni coinvolte. L’aggiudicazione di due importanti finanziamenti da parte della Città di Collegno che avevano come obiettivo la rigenerazione di questi spazi, ha concretizzato un progetto di grande importanza, ovvero l’effettivo superamento del campo. Le risorse sono arrivate dal PNRR con una somma di 500 mila euro a cui si sono aggiunti altri 250 mila euro finanziati dal Ministero delle Infrastrutture e Traposti.

Oggi, dove per anni sorgeva il campo, resta un’area liberata e rigenerata integralmente che sarà restituita ai cittadini. Oggi è sede di un’importante associazione sportiva di tiro con l’arco che si è aggiudicata il bando pubblico di assegnazione. La fine della vita del campo resta però soprattutto un’esperienza che viene riconosciuta come modello di desegregazione abitativa, citata anche in ambito nazionale ed europeo. Un percorso che non cancella le difficoltà, ma dimostra che superare i campi nomadi è possibile quando si mettono al centro le persone, i diritti e la coesione dell’intera comunità cittadina.

Gianluca Treccarichi

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