Tommaso Paradiso a Torino: un viaggio tra hit, romanticismo, memoria e nostalgia.
Forse è proprio questo il punto: dalla nostalgia non si fugge mai davvero. E quando proviamo a lasciarcela alle spalle, la vita trova sempre il modo di riportarci lì, in quel luogo emotivo che, in fondo, non abbiamo mai voluto abbandonare. L’inizio del concerto di Tommaso Paradiso all’Inalpi Arena di Torino è sembrato incarnare perfettamente questa sensazione.

Ad aprire la serata sono state Sensazione stupenda e Lasciamene un po’, i primi assaggi di Casa Paradiso, ultimo album del cantautore. Due brani che hanno subito definito il tono di uno spettacolo essenziale, costruito senza sovrastrutture: un’asta del microfono, una band affiatata e nient’altro. Tra i musicisti anche Marco “Rissa”, storico chitarrista dei Thegiornalisti, presenza che ha aggiunto ulteriore valore simbolico a un live volutamente diretto, tutto giocato sulla forza delle canzoni.

Basta uno sguardo alla scaletta per capire l’intenzione di Paradiso: trasformare il tour nei palasport in una celebrazione del proprio repertorio. Non a caso, il nome della tournée non richiama il disco pubblicato lo scorso novembre. Da Casa Paradiso arrivano soltanto due brani, mentre il cuore dello show è affidato a un’impressionante sequenza di successi. Su ventitré canzoni, oltre la metà appartiene al catalogo dei Thegiornalisti. Una scelta che non indulge semplicemente nella nostalgia, ma valorizza un patrimonio musicale che sarebbe stato impossibile ignorare.
La nostalgia, del resto, è una naturale conseguenza, non l’obiettivo dichiarato. Perché certe canzoni non sono soltanto brani: sono istantanee di vita, colonne sonore di momenti irripetibili. In platea e sugli spalti convivono generazioni diverse, anche se a dominare sono millennials e quarantenni, pronti ad alzarsi in piedi e a cantare ogni parola. Ognuno ha il suo pezzo del cuore. Nella prima parte dello show, New York, Il tuo maglione mio e Tra la strada e le stelle segnano i momenti più intensi. Quest’ultima, introdotta in una versione intima, solo chitarra e voce, regala uno dei passaggi emotivamente più forti della serata, prima dell’esplosione corale del ritornello.

Nel finale, inevitabilmente, arriva il momento degli inni generazionali: Riccione, Felicità puttana e Completamente trasformano l’arena in un grande karaoke sentimentale, dove ogni spettatore trova il proprio spazio.
Anche i brani della carriera solista sono inseriti con equilibrio, senza mai spezzare il flusso emotivo del concerto. I nostri anni si conferma uno dei cardini del nuovo percorso artistico, mentre Blu ghiaccio travolgente acquista una sfumatura ancora più intensa dopo la dedica rivolta a due fan che avevano contattato l’artista prima dello show. E I romantici, liberata dal contesto sanremese, trova una dimensione ancora più convincente, confermandosi tra le prove migliori della produzione post-Thegiornalisti.
Il romanticismo, in fondo, resta la cifra stilistica di Tommaso Paradiso. Un tratto distintivo che continua a renderlo un punto di riferimento per chi cerca nella musica un rifugio emotivo, un luogo in cui tornare a sentire davvero. L’effetto nostalgia, qui, non è mai sterile o autoreferenziale: è piuttosto un motore capace di alimentare il coinvolgimento dall’inizio alla fine.

La scaletta, compatta e senza eccessi, non supera le due ore: una durata ideale, che rende il concerto un viaggio piacevole e mai dispersivo. Più un giro in pedalò che una traversata interminabile: intenso, evocativo, perfettamente calibrato.
In definitiva, assistere a un live di Tommaso Paradiso è un po’ come sfogliare le foto di un vecchio telefono alla ricerca di un dettaglio dimenticato, capace all’improvviso di riaccendere emozioni che credevamo sopite. E per una sera, all’Inalpi Arena, il tempo è sembrato davvero fermarsi. Merito di una scaletta costruita sui suoi classici, della presenza sul palco di Marco “Rissa” e di quell’atmosfera sospesa che ha riunito, tra palco e pubblico, frammenti di una stagione musicale ancora viva nell’immaginario collettivo.
Un concerto pensato per i romantici, per chi continua a guardare il cielo e i treni che passano, e per chi non ha mai smesso di lasciarsi conquistare da quella dolce malinconia che accompagna la fine di un’estate.
