“Essendo solite le popolazioni nelle calamità ricorrere all’intercessione del loro Patrono”

di Davide Morra*

La “Memoria relativa alla benedizione del SS. Sacramento che si da nella Chiesa Parrochiale, in Santa Croce e Capella del Castello” è una interessante raccolta di memorie relative alla vita parrocchiale della seconda metà del XIX sec..  Una sorta di prontuario operativo in cui furono annotate con precisione tradizioni, usi e costumi legati alle ricorrenze dell’anno liturgico o della vita comunitaria. Un paragrafo della memoria  è interamente dedicato alla “vexata quaestio” se il Santo Patrono di Collegno sia San Massimo Vescovo di Torino oppure San Lorenzo Martire, indicato come protettore di Collegno a partire dalla seconda metà del XIX sec. . Il compilatore, dopo aver condotto un’attenta analisi della documentazione archivistica affermò che il Patrono principale di Collegno è San Massimo primo Vescovo di Torino ed i compatroni sono San Pietro Apostolo e San Lorenzo Martire. La scelta di San Massimo come patrono principale è supportata dal fatto che proprio nel territorio collegnese secondo la agiografia cattolica vi morì il Santo presumibilmente nel 423 circa .  Il culto di San Pietro Apostolo e San Lorenzo Martire è legato invece alle antiche pievi parrocchiali –  soppresse ed unificate da Monsignor Carlo Broglia nel 1608 in unica parrocchia –  con il titolo unico dei Santi Massimo Pietro e Lorenzo (attuale San Lorenzo Martire). Il 2 giugno 1772 Monsignor Francesco Luserna Rorengo di Rorà all’atto di consacrazione della Chiesa Parrocchiale dichiarò “patrono optimum” San Massimo ed i Santi Pietro e Lorenzo “consociatis patronis”.

A sostegno della tesi che il patrono di Collegno sia il primo Vescovo di Torino, il compilatore del manuale  citò inoltre l’atto del 27 aprile 1728, con cui la Comunità Civica Collegnese identificò come Santo Patrono San Massimo. Il notaio Pietro Antonio Colombi nella sua funzione di Castellano verbalizzò quanto Ignazio Marchioti e Battista Bunino sindaci di Collegno unitamente agli altri rappresentanti della Comunità Civica  deliberarono in merito alla scelta del Santa Patrono” che il Santo Protetore di questo luogo è denominato San Massimo Vescovo della Città di Torino, e la sua festa cade il 25 giugno ..” .  Nel corso degli ultimi anni del XIX sec, nuovamente si aprì il dibattito sul Santo Patrono di Collegno e in quell’occasione, il Priore di Collegno in una postilla al manuale parrocchiale, annotò: “ Dacchè essendo solite le popolazioni nelle pubbliche calamità ricorrere all’intercessione del ripetuto lor Patrono, la popolazione di Collegno ricorse sempre all’intercessione di San Massimo …”

Il teologo Don Giovanni Vianzino, cappellano della Chiesa di S. Massimo in Collegno – fraz. Regina Margherita, pubblicò nel 1927 presso la tipografia degli Artigianelli , un breve volume intitolato “ San Massimo Vescovo di Torino, Riflessi Morali e Storici”. Un volumetto di agile lettura, articolato in XXIII capitoli,  in cui l’autore ha analizzato la vita del Santo e la sua azione pastorale. Il XXII capitolo, è dedicato ad alcuni miracoli, attribuiti al Santo, a beneficio dei collegnesi.

Scrive Don Vianzino : “… Correva l’anno 1854  quando nel borgo di Collegno scoppiò la tremenda epidemia di cholera sporadico. Si diffuse tosto con tale acerbità che in pochi giorni morì un gran numero di persone. Il paese si scosse nel vedere tante vittime e tante famiglie in desolazione. Ricordando i molti miracoli del suo Santo protettore, ne invocò il patrocinio. Con un triduo solenne che si fece nei giorni 11,12 e 13 ottobre, (…) lo zelantissimo Priore (ndr Don Luigi None), si recò alla chiesa di San Massimo per invocare la cessazione del terribile flagello. La grazia fu così pronta ed evidente, che cessò tosto di infierire il morbo crudele. La mortalità che prima era di dieci e dodici al giorno, si ridusse a uno o due per giorno, e terminato il triduo, cessò immediatamente il male, che in pochi giorni aveva già mietuto più di cento vittime. ..”

Centosessantasei anni orsono la Comunità Collegnese ha vissuto come oggi il dramma di un’epidemia.  I tempi sono cambiati, la Città si è radicalmente trasformata,  la popolazione è notevolmente aumentata, i collegnesi di oggi come quelli di ieri però attendono in egual modo la fine dell’incubo auspicando che “cessi immediatamente il male”.

*storico e consigliere comunale di Collegno

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