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IL PARCO DELLA PELLERINA

Nello scorso autunno con una mia cara amica mi recai al parco della Pellerina, che ci accolse con una fantasmagoria di colori. Gli alberi si erano rivestiti di giallo, rosso, marroncino, verde in tutte le tonalità e in tutte le sfumature.

Meraviglia! Un foliage a portata di “piede”,vicino, facile, gratuito.

La giornata era splendida, sotto un cielo azzurro gli alberi riflettevano i propri colori nell’acqua dei laghetti raddoppiando il loro splendore.

Non ci stancavamo di guardarci intorno e tutto ci riempiva il cuore di gioia e di pace.

E io riandavo ad anni passati quando, in vari momenti della mia vita, venivo alla Pellerina.

Una foto, che mi è molto cara, mi ritrae bimba di sei mesi con la mamma e mio fratello.

Allora si andava alla Pellerina per la Pasquetta, si portava il cibo da casa nelle pentole in cui era stato cucinato, poi si faceva sosta all’osteria della Gatta Verde, si beveva e si trascorreva tra compaesani una giornata in allegria.

La Pellerina era ancora campagna, una campagna molto vicina alla città, comoda per i poveri immigrati dal sud, come eravamo noi, per concedere loro un po’ di felicità.

A poco a poco il luogo cambiava: c’era la piscina comunale a pagamento, e poi avevano costruito una enorme vasca in cemento dove era convogliata l’acqua della vicina Dora, la piscina a disposizione di tutti. Altri mutamenti: il parco sistemato a prato, collinette, laghi, recinti per i cavalli e io, col pancione, facevo una passeggiata con mio marito, pochi giorni prima che nascesse il nostro primogenito. Col trascorrere del tempo i bimbi sono diventati tre: papà davanti, mamma col piccolino nel seggiolino, i due più grandicelli in coda; tutti insieme in bicicletta da casa al parco e ritorno.

Ed ora con la mia cara amica ad ammirare un meraviglioso foliage torinese.

A intervalli e spezzoni la mia vita ha fatto capo al parco della Pellerina che mi ha ripagata con i suoi paesaggi vari ed attraenti. Grazie.

Lina Pennisi

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