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LA CASA NEGATA ALLE NUOVE GENERAZIONI: UNA SFIDA SOCIALE CHE PARTE DAI TERRITORI

Il problema dell’accesso alla casa per le nuove generazioni è oggi una delle emergenze sociali più rilevanti in Italia e in gran parte d’Europa. Secondo Eurostat, oltre il 67% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori, una percentuale tra le più alte dell’Unione Europea. Alla base di questo dato non c’è solo una scelta culturale, ma soprattutto una difficoltà strutturale nel trovare un alloggio dignitoso e sostenibile.

Nelle grandi città, i prezzi degli immobili e degli affitti sono cresciuti molto più rapidamente dei salari. In Italia, negli ultimi dieci anni, i canoni di locazione nelle aree urbane hanno registrato aumenti medi superiori al 20%, mentre i redditi giovanili sono rimasti sostanzialmente stagnanti. Questo squilibrio rende l’autonomia abitativa un traguardo sempre più lontano per chi non può contare su un aiuto familiare.

A pesare è anche la precarietà lavorativa. Contratti a termine, part-time involontari e carriere discontinue rendono difficile ottenere un mutuo o anche solo sottoscrivere un affitto stabile. Le banche chiedono garanzie che molti giovani non possono offrire, mentre il mercato privato tende a selezionare in base alla solidità economica, escludendo chi è all’inizio del proprio percorso.

Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, inoltre, risulta spesso insufficiente e inadeguato. Molti alloggi sono obsoleti o non disponibili, mentre il settore privato investe prevalentemente in abitazioni destinate a fasce medio-alte o al turismo, riducendo ulteriormente l’offerta per residenti e giovani coppie.

In Piemonte questa dinamica è particolarmente evidente. A Torino e nell’area metropolitana, gli affitti hanno registrato aumenti significativi negli ultimi anni, anche a causa della crescita degli affitti brevi e della pressione legata alla popolazione studentesca e ai lavoratori temporanei. Parallelamente, migliaia di alloggi di edilizia pubblica risultano inutilizzati o necessitano di interventi di ristrutturazione, mentre le graduatorie per l’accesso alle case popolari continuano ad allungarsi.

La regione presenta inoltre un forte squilibrio territoriale: da un lato le aree urbane, sempre meno accessibili per i giovani, dall’altro piccoli comuni e aree interne colpite da spopolamento e abbandono del patrimonio abitativo. Una contraddizione che potrebbe trasformarsi in opportunità attraverso politiche di recupero, incentivi alla residenzialità e servizi di accompagnamento abitativo.

Questa situazione alimenta lo spopolamento dei piccoli comuni e l’allontanamento forzato dai luoghi d’origine, con effetti negativi sulla coesione sociale e sull’equilibrio dei territori. Nei centri urbani, invece, la gentrificazione e la speculazione immobiliare spingono i giovani fuori dalle aree centrali, trasformando la città in uno spazio sempre meno accessibile.

Di fronte a questo scenario, i comuni possono svolgere un ruolo decisivo. Investire in housing sociale e in alloggi a canone calmierato, anche attraverso il recupero di edifici pubblici dismessi, è una delle prime risposte possibili. Riconvertire scuole, caserme o uffici inutilizzati consente di creare nuove abitazioni senza consumare altro suolo.

Accanto a questo, servono agevolazioni per affitti e acquisti, come contributi comunali, sgravi fiscali e strumenti di garanzia per l’accesso al credito. Sempre più rilevanti sono anche i modelli abitativi innovativi: co-housing, condomini solidali e cooperative di abitazione permettono di ridurre i costi e rafforzare le reti di comunità.

Fondamentali sono infine i patti con i proprietari privati, che possono mettere a disposizione alloggi a prezzi calmierati in cambio di incentivi o garanzie pubbliche, e una pianificazione urbanistica che preveda quote obbligatorie di edilizia accessibile nei nuovi interventi.

Il diritto alla casa è una condizione essenziale per l’autonomia, il lavoro e la progettualità di vita delle nuove generazioni. Affrontarlo non è solo una questione abitativa, ma una scelta politica e sociale che riguarda il futuro stesso delle nostre città, del Piemonte e delle comunità locali.

Gianluca Treccarichi

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